lunedì 23 marzo 2015

La persecuzione politica di un giudice catalano

I giudici e magistrati spagnoli sono organizzati in svariate associazioni professionali, giacché per legge non possono apppartenere a nessun sindacato. Queste associazioni hanno assunto il ruolo tradizionale di proteggere i diritti e le condizioni di lavoro dei giudici. Però il carattere ideologico dei giudici all'interno di queste organizzazioni è molto marcato e presente. La principale associazione per numero di affiliati è di tendenza conservatrice e vicina al Partito Popolare, che governa attualmente in Spagna. L’associazione più affine al pensiero socialdemocratico, di carattere progressista e sociale, raggruppa i suoi affiliati sotto il nome di giudici per la Democrazia e rappresenta solo il 10% dei 5.700 giudici spagnoli.



Santiago Vidal è un giudice catalano specializzato in diritto penale, e magistrato dell'Audienza Provinciale di Barcelona con una lunga e riconosciuta traiettoria professionale. Inoltre è professore di diritto penale e criminologia all'Università Autonoma di Barcelona. Si è convertito in una personalità mediatica, specialmente in Catalogna, dal momento che oltre a essere stato portavoce dell’Associazione dei giudici per la Democrazia in Catalogna durante molti anni, ha spiccato per il carattere progressista di sentenze dettate contro la discriminazione razziale o sessuale e per la protezione ai minori. D'altro lato, è stato un fermo difensore dell'uso del catalano nella magistratura, con diverse pubblicazioni al riguardo, un tema molto rilevante in Catalogna. Ed è, inoltre, un dichiarato difensore del diritto d'autodeterminazione e dell'indipendenza della Catalogna.


Però oggigiorno il giudice Vidal non può più esercitare la sua professione di giudice. Lo scorso 26 febbraio è stato sanzionato dal Consiglio Generale del Potere Giudiziale (CGPJ), l’organo di governo della giustizia spagnola, con una sanzione d'inabilitazione dallo stipendio e dal lavoro per tre anni. 

Il motivo del severissimo castigo applicato è che il giudice Vidal ha liderato un gruppo di lavoro (formato anche da altri giudici che rimangono anonimi per evitare rappresaglie e da giuristi dell’ambito accademico) che ha redattato in forma congiunta una bozza di costituzione d’una eventuale Repubblica Catalana. Si accusa il giudice Vidal d’una colpa disciplinaria molto grave di vulnerazione del dovere di lealtà verso la Constituzione spagnola e di slealtà al Regno di Spagna, per plasmare in un testo i suoi pensieri e convinzioni in forma di una ipotetica costituzione e per partecipare pubblicamente in atti a favore dell'indipendenza della Catalogna.

Questa decisione contiene una evidente motivazione politica e repressiva contro pensieri affini all'indipendenza della Catalogna. È necessario sottolineare che il CGPJ non è un organo indipendente del potere politico, giacché 20 dei suoi 21 membri sono scelti dal potere legislativo, il Congresso dei Diputati e il Senato spagnolo; perciò i rappresentanti di tendenza conservatrice e vicini all’attuale Governo di Spagna sono la maggioranza nel CGPJ. Risulta paradossale che questa sanzione di tipo politico provenga dal CGPJ, organismo la cui funzione principale è precisamente quella di garantire l'indipendenza dei giudici e magistrati di fronte agli altri poteri dello Stato. Il risultato della votazione dei membri del CGPJ è stato molto controverso e riflette l’allineamento ideologico dei suoi membri: 12 a favore (conservadori e nominati dal Partito Popolare) e 9 contro (progressisti e nominati dagli altri partiti, PSOE, IU e PNV). Un giudice è stato sanzionato per esprimere la propria ideologia politica nell'ambito della libertà d’espressione, da altri giudici che hanno votato in modo unanime secondo il proprio posizionamento ideologico e il posizionamento politico dei partiti che li hanno nominati nel CGPJ, contradizione che è un vero sproposito in se stessa. Oggi più che mai, possiamo dire che la separazione di poteri non esiste, che il pensiero di Montesquieu rimane lettera morta in Spagna.

A nulla è servito che la redazione della bozza di costituzione catalana sia stata un esercizio intellettuale di creazione giuridica, realizzata su iniziativa propria dei redattori, senza essere stata incaricata da nessuno, senza che sia destinata a un qualsiasi uso concreto o di assessoramento per una qualsiasi entità pubblica o privata e senza aver ricevuto una retribuzione di qualsiasi tipo. A nulla è servito che sia stata elaborata nel più stretto ambito privato, particolare e personale del cittadino Vidal, fuori dall'orario di lavoro, senza che abbia interferito in nessun caso con l'esercizio dell'eccellente mansione professionale che gli viene riconosciuta. 

Questa sanzione risulta essere una persecuzione inquisitoriale di tipo politico, che attenta ai diritti fondamentali del giudice e cittadino Vidal, che attenta ai diritti di pensiero, d’opinione e d’espressione che sono riconosciuti dalla stessa Costituzione spagnola, dalla Carta dei Diritti Fondamentali della UE e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Inoltre questa sanzione attenta anche al diritto di creazione giuridica del giudice Vidal.

La stessa organizzazione di Giudici per la Democràcia, che non si può considerare per nulla indipendentista né catalanista (è una associazione di giudici di tutto il territorio spagnolo), ha considerato che la sanzione per il fatto di esprimere determinate opinioni non ha precedenti nella Spagna democratica, che risulta del tutto sproporzionata e che ci riporta ai peggiori momenti di intolleranza istituzionale verso le opinioni aliene (ai tempi della dittatura franchista), secondo quanto emerge da un comunicato dello scorso 12 febbraio che si può consultare nella web di questa associazione.

La politicizzazione del sistema giudiziale spagnolo è un fatto riconosciuto. Lo scorso 11 marzo di quest'anno la Comissione Europea per l’Efficacia della Giustizia (Cepej) ha pubblicato uno studio sulla qualità del sistema giudiziale europeo. Secondo questo studio, la Spagna è il terzo paese della UE in cui la percezione dell'indipendenza giudiziale rispetto agli altri poteri è più bassa. La Spagna ha ottenuto una qualificazione di 3,2 nella percezione della indipendenza giudiziale nel 2013/2014, che comporta un peggioramento rispetto al 4,0 ottenuto nel 2013/2012 e il 3,7 del 2012/2011. D'altro canto, la Spagna occupa il posto 97 nel ranking internazionale che analizza la situazione di 144 paesi.

Non c'è dubbio che il giudice Vidal, che si caratterizza per il suo spirito di giustizia e di lotta, ricorrerà a tutte le istanze possibili, fino ad arrivare, se necessario, al Tribunale Europeo dei Diritti Umani di Strasburgo, dove lo Stato spagnolo è stato condannato negli ultimi anni troppe volte per non rispettare i diritti fondamentali dei suoi cittadini.

Leggere in inglese, francese e spagnolo
Traduzione di Paolo Pellegrino

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sabato 24 gennaio 2015

Gli accelerati

La velocità con la quale ha agito il Tribunale Costituzionale contro la volontà di votare dei catalani è molto sospetta. Soltanto al nervosismo e alla debolezza possiamo attribuire questo lavoretto di fine settimana, questo Consiglio di Stato riunito al buio, e questo Costituzionale al soldo del padrone, con la villania che implica tanto servilismo e disprezzo verso la separazione di poteri. Montesquieu pare il nome di una casa di tolleranza più o meno “fine”, con puttane di quelle che sanno un poco di francese e si vantano di essere andate a letto con un ministro o con il nipote di un vescovo dell’Opus Dei. Tutto quello che sanno di democrazia lo hanno imparato in un film di orrore di seconda scelta. Sanno che la legge è loro, e che soltanto ci rimane la possibilità di tacere e di obbedire, continuare a lavorare e a pagare le tasse, e ringraziarli perchè ci lasciano parlare in catalano con la suocera o scrivere poesie in un blog.

La cosa più vergognosa è che ci rimane soltanto l’ironia. Quelli del PP segnandosi i nomi dei deputati insorti. Ci sono dei consiglieri del PP che hanno minacciato di morte al Presidente Mas, ma su questi non indaga nessuno. E buona notte.
La gravità di tutto questo è agghiacciante, e non per essere previsibile risulta meno grottesca. Non ci lasciano votare. Vedo che la prendiamo con calma. Buon lavoro. Gli altri, invece, stanno addestrando i cani della polizia per trovare l’odore di urna di cartone. Possesso illegale di schede di voto. Apologia del diritto di voto. Appropriazione indebita di speranze liberali. Traffico di propaganda elettorale. I reati della nuova Spagna (qui tutto quello che non è obbligatorio è vietato. Tutto quello che non è illogico è illecito). Quelli che sognano una Terza Via vadano prima a scuola di teatro.

Quando in democrazia c’è un tabu, non si è un democratico onesto. Un democratico deve essere disposto a parlare di tutto, almeno di tutto quello che non superi i limiti dei diritti umani. Rispettando le libertà civili, tutto è passibile di dibattito e di voto. Quando una idea diviene sacra —la Spagna e la sua unità— non si è pienamente democratico. Al di sopra di ogni dibattito oscilla la Spagna come un ente intoccabile. E no.
La legalità serve per soffocare la legalità, perchè c’è la legge del padrone, e al servo rimane soltanto il capriccio, la manifestazione e abbassare il capo sotto la pioggia. Questo è quello che vogliono: la Spagna è loro, e soltanto si rompe a modo loro, non al vostro. La mancanza di finezza, d’intelligenza pratica, de previsione liberale è impressionante. Governano uno Stato democratico come se si trattasse di una vecchia teocrazia o di un regime di tiranni (che giocano a far paura è ormai indubbio).
Il franchismo fu obbligato a giurare una costituzione democratica, ma il franchismo vive, fatto briciole indigeste e distribuite in tutte le cucchiaiate di questo brodo infame, in questa zuppa unta di questa Spagna senza generosità, senza apertura mentale e senza saper trattare amabilmente.

Ancora c’è qualcuno che pensa che questo si possa sistemare? Aspettano da noi la capitolazione, la nostra sconfitta, che ci stanchiamo o che ci dividiamo. Vedono la Catalogna come il loro cavallo campione, come una proprietà bella e lucente, non come un paese con personalità propria, con una storia singolare e con volontà di autonomia. Ci trattano come se tutto quanto fosse frutto di una febbre alta, e ci mettono il bavaglio, e malgrado ciò, sperano di ricostruire i ponti. Ma come è possibile che, dopo questa sospensione —un vero affronto, forse il più grave in una lunga lista di torti— si pretenda che i catalani si sentano a proprio agio in Spagna?
Potrà essere il 9N o qualsiasi altro giorno: ma la separazione è compiuta, la indipendenza è già proclamata a livello informale, la rottura non ha più rimedio: ci manca solo redigere le carte e firmarle e trovare l’oportunità per farlo senza rompere gli oggetti di valore. Ma, adesso si, l’indipendenza è inevitabile.
Prima c’è la separazione; dopo arriva il divorzio. Questo non si ferma più, anche se lo fermassero in qualche modo con la forza delle carte, delle toghe o dei tricorni. La minoranza sta digerendo male questa pressione verso lo stato proprio. Difesi dalle toghe malandate della Spagna, mordono forte, e ogni giorno si affilano i denti con più amarezza e disperazione.
Fa un pò pena questo continuo appello alla costrizione legale, l’invocazione al Codice Penale e alla repressione, qualunque cosa per far tornare gli uccellini catalani nella gabbia spagnola. Si scudano nella legalità ma qui stiamo parlando di forza. Si sta faccendo politica con altri mezzi. Si sta parlando delle leggi come se le leggi fossero la verità, la scienza pura: e se ciò non combacia con la Costituzione non importa. Ma qualcuno spera che questo possa servire a fermare qualcosa?
Bisogna essere molto illusi per pensare che l’interpretazione parziale di leggi anomale serva a limitare una aspirazione politica che si abbevera su principi precedenti a qualsiasi costituzione o regola.
Noi continuiamo a provarci. Salute.
Singular.cat - Melcior Comes


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giovedì 15 gennaio 2015

Elezioni anticipate in Catalogna il 27 settembre 2015

Si è arrivati a un accordo tra CiU (Convergència i Unió) è ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) per le elezioni anticipate in Catalogna, che si terranno il 27 settembre 2015. Lo ha confermato Artur Mas, governatore della Catalogna. Artur Mas, il leader di la coalizione CIU, che lotta per l’indipendenza della Catalogna, ha dichiarato che hanno raggiunto un importante accordo con i partiti catalani e le organizzazioni della società civile per garantire la vittoria in Catalogna.

Normalmente, la Catalogna dovendo andare alle elezioni nel 2016, nel corso degli ultimi 2 anni a causa della pressione delle manifestazioni pro-indipendenza e il informale elezioni plebiscito del 9 novembre è stato costretta a indire degli elezioni anticipate pèr ben due volte. Nel informale elezioni plebiscito, circa 2 milioni catalani hanno participato ed il 80% del loro hanno dato i parere sula pro-indipendenza della Catalogna.

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sabato 10 gennaio 2015

Catalogna, verso il “partito unico” indipendentista

Il presidente catalano Artur Mas starebbe aumentando i contatti con la Sinistra Repubblicana (Erc), obiettivo:  una lista unica che contenga le realtà indipendentiste nell’ipotesi di una chiamata alle urne prima della scadenza naturale. Secondo El Pais, Mas avrebbe ammesso di essere “stordito” e “scioccato” dalla resistenza mostrata proprio da Junqueras, che chiede elezioni anticipate ma vuole che il suo partito si presenti con una lista autonoma, per fare in modo che il fronte indipendentista intercetti una quota maggiore dell’elettorato.
Mas invece ha assicurato che Convergenza e unione (Ciu) si sta “muovendo” per unire le piattaforme secessioniste che reputano irrinunciabili le elezioni anticipate per evitare il fallimento del processo indipendentista. Secondo il quotidiano spagnolo, Muriel Casals, leader di Omnium Cultural, sarebbe disposta ad approvare la lista di Mas, mentre Junqueras ha affermato che l’accordo con Mas sarebbe oramai prossimo. Un patto, quello dell’unione delle realtà secessioniste, per “ottenere una maggioranza indipendentista definitiva”. In un secondo commento pubblicato su internet, il leader repubblicano ha dichiarato che “Erc non pone alcuna condizione agli esponenti dell’indipendentismo che si uniscono alle liste né ai rappresentanti della società civile che vogliono aderire”. Martedì  prossimo, dopo la riunione del suo governo, potrebbero essere annunciate, ma anche no (!) elezioni anticipate.

L'Indipendenza nuova

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martedì 23 dicembre 2014

Meglio piccoli

Ci sono dieci banche al mondo che sono considerate il cuore del sistema finanziario globale e una di queste è il Crédit Suisse. Si tratta di una delle istituzioni bancarie più riconosciute al mondo e ha superato la crisi con meno problemi rispetto ad altre banche del suo livello. E’ una delle grandi, lo dico per sottolineare quello che hanno detto e che non dovremmo trascurare.
Il servizio di ricerche del Crédit Suisse ha reso pubblico uno studio sul successo dei paesi piccoli e lo ha fatto incorporandoci la Scozia, la Catalogna e le Fiandre, simulando come saremo quando diventeremo indipendenti. Il risultato non lascia spazio a dubbi o a speculazioni sui vantaggi dell’indipendenza. Non dobbiamo neanche tralasciare che, come dicono loro stessi, il motivo di questo studio è la valutazione di quello che potrebbe succedere se la Scozia e la Catalogna fossero indipendenti.
Nel nostro caso concreto, una Catalogna indipendente andrebbe ad occupare la posizione numero venti nel range di eccellenza che si basa sull’indice di sviluppo umano. L’aspetto interessante che dobbiamo sottolineare è che l’attuale stato spagnolo (con la Catalogna inclusa) occuperebbe la posizione ventitreesima ma lo stato spagnolo senza la Catalogna cadrebbe in picchiata fino alla trentesima posizione. Sette posti più giù di colpo.
Margallo (il ministro degli Affari Esteri) continua a dire che la Spagna va bene, che la Catalogna è un disastro e che, senza di loro, noi galleggeremo nello spazio siderale. Bien sûr…

Vicent Partal

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giovedì 18 dicembre 2014

ERC, sì a Finanziaria per 'road map' indipendenza

Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) ha presentato emendamenti parziali alla Finanziaria 2015 elaborata dall'esecutivo di Convergència i Unió (CiU) di Artur Mas, ma non un emendamento alla totalità, come quelli presentati da tutti i gruppi dell'opposizione, per non compromettere i negoziati sulla 'road map' indipendentista. 

Il deputato catalano Pere Aragonès ha dichiarato che "non è un assegno in bianco" quello dato all'esecutivo, che comunque consentirà al documento contabile di iniziare l'iter parlamentare.

Il diputato non ha risparmiato le critiche alla Finanziaria:"non ha nulla a che vedere con il programma annunciato da Artur Mas e non contiene un impegno deciso per le strutture di Stato (...) non si tratta dei bilanci di previsione di uno stato in costruzione, ma di quelli di un'autonomia in agonia". 

Intervista di Help Catalonia a Pere Aragonès: Spagnolo è Catalano

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domenica 14 dicembre 2014

Toro Jubilo (Allegria): ferocia pura











Medinaceli è un paese nella provincia spagnola di Soria. Ogni anno a novembre, da secoli, si svolge il tradizionale "Toro Jubilo". L'origine non è nota con certezza, ma gli antropologi indicano che, ad iniziare, sono stati i popoli iberici, addirittura si pensa che, questa usanza, provenga dall'età del bronzo. Nel 1559 Filippo II ne è stato un testimone e ne sono rimaste le prove nell’archivio dei Duchi di Medinaceli. Questa è la prima volta di cui si abbia una testimonianza scritta del barbaro evento. Nel 2002 la Giunta di “Castilla y Leon” ha dichiarato questa manifestazione di Interesse Turistico Regionale.

Il toro, con le corna legate con una corda, viene trascinato fino ad un palo, gli si pone sulla testa un supporto in metallo con due sfere che bruciano per circa un'ora, bruciandogli il muso, gli occhi, impedendogli di respirare. La tela mescolata con trementina e zolfo, brucia ininterrottamente per quasi un'ora, e durante questo periodo il toro tenta invano di liberarsi dal fuoco, fuggendo in preda al terrore. La paura e l'ansia lo torturano tanto quanto le ustioni e i colpi che riceve. Il fango che lo copre come una apparente protezione va scomparendo, il fuoco gli entra negli occhi, gli impedisce di respirare, gli brucia il muso e il corpo, e nonostante i tentativi non può evitare i colpi e le umiliazioni . Quando il fuoco sopra alla sua testa si spegne, la festa finisce, e dopo che il pubblico se ne è andato, il toro viene ucciso. Cosí lo vuole la legislazione regionale per tutti gli spettacoli “taurini” (corride), allo scopo di assicurare all'animale una morte senza sofferenza ed evitargli una vita segnata dagli effetti indelebili lasciati dalla tortura. Questi effetti sono a volte così atroci che il toro non ha bisogno di essere ucciso, perché muore prima.

A mezzanotte del 15 novembre è stato martirizzato Islero. Quattro delle settanta persone che hanno protestato sono state arrestate dalla “Guardia Civil” e una cinquantina sono state identificate. Tutto questo per proteggere il sadismo. Il mondo al contrario. Le “bestie” protette e le persone represse.




Jordi Vàzquez
@JordiVazquez

Tedesco
Lingua catalana
Lingua spagnola

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lunedì 8 dicembre 2014

10 dicembre manifestazione per il Tibet a Barcellona




A Barcellona, i tibetani e sostenitori catalani si terrà una manifestazione del Tibet House (Casa del Tibet) *, alla James Square St (Plaça de Sant Jaume) a 6:00. Il rally è una chiamata a raccogliere Tibet-Cina sui diritti umani. Oggi il mondo è in piedi per il Tibet.

Gli attivisti chiedono ai leader mondiali a prendere un'azione coordinata ora per fare pressione il presidente cinese Hu Jintao a ritirare le truppe cinesi e poliziotti armati dalle città e monasteri in Tibet. Nella repressione, 87.000 tibetani vennero brutalmente uccisi. Ancora oggi, dopo 55 anni, la situazione all’interno del Tibet rimane gravissima. I tibetani lottano per conservare la propria identità contro la repressione e la violenza senza fine del regime coloniale cinese. A Barcelona, il 10 diciembre, a tutti i sostenitori della causa del Tibet un invito a partecipare.

Il rally è uno degli eventi in programma del 'Festival Tibet' nella città catalana per celebrare i primi 20 anni della Casa del Tibet. Sua Santità il 14 ° Dalai Lama ha inaugurato la prima sede del Tibet House Foundation nel dicembre 1994 e la seconda e attuale sede a settembre 2007. Si tratta di una cultura, la solidarietà e la non-profit con un obiettivo è la diffusione della cultura tibetana nativo Catalogna, introducendo le sue diverse espressioni e il suo potenziale contributo alla società moderna.

* Carrer del Rosselló, 181 - Barcellona

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sabato 6 dicembre 2014

6 dicembre, Festa della Costituzione spagnola

Il governo di Catalogna, una legittimità storica e democratica


Nell’attuale processo catalano verso l'indipendenza política e di fronte all’attitudine negazionista del governo di Madrid – e della maggioranza della classe politica spagnola-, c'è chi ha voluto centrare il dibattito esclusivamente tra la legittimità da un lato e la legalità dall'altro, ovviando quasi sempre che questo è anche un dibattito...
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Essere liberi di decidere, decidere di essere liberi


Ricordo una volta un’intervista ad un insigne imprenditore catalano che ha sempre tenuto molto presente la responsabilità sociale corporativa che spesso si utilizza come mero strumento di marketing privo di anima. Quell’imprenditore assicurava che “noi esseri umani siamo condannati ad essere bravi ragazzi”. Mi è venuta in...
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Costituzione

In mezzo a tanti scandali che sta vivendo in questo momento la giustizia spagnola, curiosamente al Consiglio Superiore della Magistratura (Consejo General del Poder Judicial) li è venuto in mente di chiamare a dichiarare il giudice Santiago Vidal, dopo la redazione di una bozza di costituzione catalana. Vidal, con un gruppo di altri giuristi, sta redigendo quello che dovrebbe essere una bozza per una costituzione della Repubblica...
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Le opcione giuridiche: Cinque vie legali e democratiche


In un’intervista pubblicata da sei grandi testate europee contemporaneamente, il presidente del governo spagnolo ha affermato tassativamente: "Non voglio, ma inoltre non posso [...], autorizzare un referendum [in Catalogna] per la semplice ragione che la sovranità nazionale spetta al popolo spagnolo". Queste dichiarazioni sono, per...
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Miquel Roca dice che "nemmeno un solo articolo" della Costituzione impedisce di convocare una consultazione 


L'ex-dirigente del partito CiU, giurista e uno dei padri della Costituzione spagnola, Miquel Roca Junyent, ha affermato che nel testo costituzionale "non c’è niente, nemmeno un solo articolo" che impedisca di convocare una consultazione in Catalogna per decidere il proprio futuro. Roca ha difeso che "non si può non ascoltare quello che dice...
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La Spagna è divisibile


L'avvertimento sottile ma pubblico di David Cameron al governo spagnolo sul referendum e la Catalogna ha avuto un rapido effetto. Poche ore dopo e attraverso il ministro degli Affari Esteri, il governo di Rajoy ha risposto al primo ministro britanico dicendo che la Spagna non era divisibile.Càspita! Quale tesi singolare. 'La Spagna non...
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Il diritto all’autodeterminazione del popolo catalano è una legge che la Spagna deve approvare


L’11 settembre 2012 due milioni di catalani sono scesi in strada per chiedere l’indipendenza. Io ero lì e quello che la gente chiedeva non ha un’altra interpretazione possibile. La risposta della classe politica spagnola è stata contundente e fondamentalmente basata su un unico argomento: l’indipendenza è illegale. Quando si ricorda...
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Per saperne di più su Costituzione spagnola qui


  • Help Catalonia è un’associazione che non riceve nessun tipo di sovvenzione da parte dello stato, la Generalitat o altre entità. Le persone che portano avanti questo progetto lo fanno in maniera volontaria e non ne ottengono nessun tipo di rendita economica.
    Se ti piace l’attività che svolgiamo e ci vuoi aiutare a continuare a lavorare, puoi fare una donazione al conto IBAN ES69 0049 4751 4421 9506 0811 .
    Si puó anche fare una donazione via PayPal premendo il bottone "Donar" .

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giovedì 4 dicembre 2014

Indipendenza della Catalogna: gli scenari di Fitch

L'agenzia di rating si sofferma sulla situazione della regione spagnola e dipinge i possibili sviluppi: un fatto che testimonia quanto possa essere vicina e reale l'autonomia.

L'agenzia di rating Fitch ha pubblicato un rapporto in cui chiede un negoziato fra la Catalogna e la Spagna per migliorare il finanziamento dell'economia. Nel rapporto, ripreso dal quotidiano catalano Avui, vengono analizzati tre scenari all'indomani della consultazione politica sull'indipendenza: il primo è il miglioramento fiscale, poi la piena indipendenza, e da ultimo il carreró sense sortida (vicolo cieco) in cui si trova l'economia catalana adesso. Secondo Fitch, il primo scenario è quello che riserva più benefici per la Catalogna e la Spagna. (Avvertenza importante: Fitch può pensarla come vuole, ciò che conta è come la pensa il popolo catalano, e l'indipendenza non è una questione principalmente economica.) In ogni modo, l'agenzia giudica che l'indipendenza potrebbe avere conseguenze negative per entrambe le economie - sopra tutto nel caso di una "rottura disordinata" (che nessuno si augura) - mentre l'ultimo caso, l'attuale arresto di qualunque processo, mette in pericolo gli investimenti d'impresa. La valutazione di Fitch è che nello stallo di adesso il governo autonomo catalano utilizzerà i risultati del processo per approfondire l'agenda della riforma con un referendum formale. Ma l'approccio "feroce" del governo di Madrid, secondo Fitch, rende imprevedibile il processo e i suoi risultati.
Lo scenario più probabile, per Fitch, è che i due governi negozino una nuova sistemazione fiscale per la Catalogna, come è successo nei Paesi Baschi e in Navarra. L'impatto di questa rinegoziazione sul debito sovrano della Spagna sarà "moderatamente positivo" perché si sarà alleggerito un focolaio di rischio politico a medio termine «en el benentès que sigui quin sigui l'acord no comprometi l'estratègia fiscal del govern espanyol», scrive Avui, cioè «purché, qualunque cosa succeda, l'accordo non comprometta la strategia fiscale del governo spagnolo». Fitch si attende anche un incremento degli introiti fiscali a disposizione della Catalogna, perché diminuirebbe il contributo netto della regione al governo spagnolo. Questo dovrebbe avere un effetto positivo sul credito o come minimo stabilizzare il rating della Catalogna. Con maggiori soldi a disposizione, la Catalogna potrebbe attenuare il ritardo nei servizi pubblici essenziali di cui soffre oggi.
Lo scenario, che Fitch giudica «meno probabile», di una Catalogna del tutto indipendente, avrebbe «molto probabilmente» conseguenze negative per il rating del debito sovrano spagnolo. Perfino una separazione ordinata potrebbe creare rischi per l'economia, e ancor più una che fosse invece disordinata. Se per esempio la Catalogna conquistasse l'indipendenza «al prezzo di abbandonare l'Unione Europea e l'Eurozona», i rischi per la Catalogna e la Spagna potrebbero essere esacerbati. L'ultimo scenario, la continuazione del carreró sense sortida, è quello più terribile. La tensione prolungata potrebbe provocare perdite in alcuni depositi a breve termine, che colpirebbero in modo particolare le banche catalane, e ciò potrebbe tradursi in un aumento del costo dei finanziamenti che porterebbe le imprese a «reduir les inversions a la regió» (ridurre gli investimenti nella regione) come misura cautelare. Non c'è un commento ulteriore da parte di Avui, ma il fatto che un'agenzia di rating si sia soffermata sulla situazione catalana mostra quanto appaia ormai vicina l'indipendenza del Paese. 

Paolo Brera

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