domenica 8 settembre 2013

11 di settembre del 1714,una data infausta e gloriosa allo stesso tempo





La data del 11 di settembre del 1714 per me è una data infausta e gloriosa allo stesso tempo.

Ricorda a tutti i catalani la più grande disfatta subita dal nostro popolo ma anche l'onore e la grandezza dell'eroica difesa, per ben 13 mesi, nell'assedio della città di Barcellona.

Con un'inferiorità numerica sbalorditiva, i nostri avi furono capaci di lottare fino allo estremo con enorme coraggio e resero orgogliosi i loro discendenti.

Dopo anni di buio, le circostanze attuali ci stanno danno l'opportunità di rendere omaggio a tutti quei bravi difensori restituendo la dignità perduta alla nostra patria.

Speriamo di essere degni del momento storico che abbiamo la fortuna di vivere.

Lotteremo, come loro, per riavere l'indipendenza perduta della Catalogna, per restituire l'onore ai nostri avi e per ridare libertà e dignità alla nostra terra.

 Angels Fita

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sabato 7 settembre 2013

Livello di disoccupazione che avrà lo Stato della Catalogna



1.- Livelli di disoccupazione attuali in Catalogna ed in Spagna

 

L'economia spagnola ha mantenuto sempre livelli di disoccupazione elevatissimi, una media di circa il 15%. Così, la Spagna è il paese europeo con il livello di disoccupazione più alto, a molta distanza dalla maggioranza dei paesi europei. La Spagna batte anche il record di tasso di disoccupazione tra i giovani al di sotto dei 25 anni. All’ interno dello Stato spagnolo, il tasso di disoccupazione più basso si registra nelle Comunità  Autonome che dispongo di concertazione economica.

 

La disoccupazione in Catalogna ha seguito un’evoluzione simile a quella spagnola, pur essendo stata sempre minore. Ma la disoccupazione della Catalogna è andata via via approssimandosi a quella spagnola, in modo che questa differenza si è accorciata: Alla fine degli anni 90, la differenza era di 4 punti percentuali ma dal 2001, la differenza è stata di 2 punti percentuali. La differenza relativa si accorcia con gli anni dovuto alla espoliazione ed alla mancanza di capacità normativa della Catalogna per ottimizzare il modello economico catalano, che è diverso da quello della Spagna centralista. Il risultato è que la disoccupazione in Catalogna è superiore a quella di paesi come Montenegro, Palestina (Cisgiordania), Croazia e Georgia. E, invece, la disoccupazione dei paesi europei recentemente indipendizzati è molto inferiore a quella attuale in Catalogna.

La disoccupazione giovanile in Catalogna è del 43%: stiamo condannando i nostri figli ad un futuro durissimo ed immeritato. Questa mancanza di lavoro sta costringendo molti catalani ed spagnoli ad emigrare verso altri paesi.

 

 

2.- Calcolo del livello di disoccupazione di una Catalogna divenuta Stato

 

La disoccupazione dello Stato della Catalogna è stata calcolata utilizzando 3 diversi metodi:

 

2.1 Modello statistico

Mediante l’analisi statistica dei dati OCDE, sono state determinate quelle variabili di un paese che influiscono di più sul livello occupazionale. Applicando metodi statistici sulle variabili significative, si è ottenuto un modello statistico. Applicando questo modello sui dati della Catalogna, si ottiene la disoccupazione della Catalogna Stato, che sarà di circa un 6%-7%.

 

2.2 Modello matematico

Esiste un rapporto matematico diretto tra la spesa pubblica ed il PIL di un paese. In una Catalogna Stato, l’assenza di espoliazione fiscale permetterà una maggiore spesa pubblica. Applicando il metodo dei valori auto-regressivi di Pons i Tremosa (2002) in una Catalogna senza espoliazione fiscale, si ottiene la disoccupazione della Catalogna Stato. Secondo questo metodo, per ogni 1% di PIL che il settore pubblico investe, il PIL cresce un 0,52% e l’occupazione un 0,29%. Questo effetto è decrescente nel tempo e si distribuisce in cinque anni. Pertanto, se tutto il deficit fiscale s’investe in Catalogna, si creeranno 400.000 posti di lavoro e la disoccupazione passerebbe dal 22% al 12%.

 

2.3 Metodo comparativo

A partire dal livello di disoccupazione dei paesi con grandezza simile alla Catalogna, si deduce la disoccupazione che avrebbe la Catalogna Stato. La grande  maggioranza dei paesi con PIL pro capite simile a quello della Catalogna hanno un indice di disoccupazione inferiore al 10%

 

 

 

 

3.-  Conclusioni

 

Confrontando i tre metodi utilizzati per fare la stima della disoccupazione in una Catalogna Stato si conclude che sarà all’incirca del 12% e simile a quello dei paesi europei più avanzati.

 

Una riflessione finale: pagare un salario degno (30.000 € lordi/anno) a 350.000 disoccupati catalani suppone 10.500 M€, un 60% dei 17.600M€ di deficit fiscale dell’anno 2010

 
CCN

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martedì 3 settembre 2013

Wikipedia catalana, la prima del mondo ad essere considerata "perfetta"


Ha completato con contenuti di qualità i mille articoli che gli esperti considerano imprescindibili
L’edizione catalana di Wiquipedia è stata la prima al mondo ad essere catalogata come "perfetta" dopo aver completato con dei contenuti di qualità i mille articoli che gli esperti considerano che deve avere una enciclopedia. Lo ha spiegato ad Europa Press il coordinatore dei voluntari tecnici di Wikimedia –l'ente che gestisce l’enciclopedia libera–, il catalano Quim Gil, ha aggiunto che soltanto l’edizione in russo ha ottenuto anche questa catalogazione, quasi in contemporanea con la catalana, mentre nessun altro idioma del mondo ci è riuscito, nemmeno la versione in inglese, la più estesa di tutte, con più di quattro milioni di entrate.
"La “Viquipèdia” ha dei volontari eccezionali che proporzionano contenuti di qualità ed offrono una buonissima qualità", ha sottolineato Gil, che lavora in Silicon Valley, dove si trova la sede della fondazione  Wikimedia, che oltre a Wikipedia, raccoglie i progetti educativi di libero accesso Commons e Wikibooks, tra gli altri. L'edizione, creata nel mese di marzo del 2001 –fu la seconda a mettersi in moto, dopo l’inglese–, attualmente possiede la raccolta di più di 400.000 articoli, tra i quali s’includono i mille che hanno meritato il titolo.
Secondo la valutazione di Gil, la “Viquipèdia”, gestita dalla solida piattaforma Amical Wikimedia, possiede una qualità ed un prestigio "che molte lingue vorrebbero avere", e suppone uno strumento importante per la diffusione della lingua e la cultura catalane. Questo ente ottenne, ai primi di giugno, di essere riconosciuta come membro della fondazione Wikimedia dopo cinque anni di tentativi falliti. In questo modo, è diventata la prima organizzazione non statale ad essere ammessa nella fondazione.
 
Ara.cat
 

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domenica 1 settembre 2013

Valladolid spende 165.000 € in corse di tori.




Valladolid è un bastione del nazionalismo spagnolo. È popolarmente conosciuta come la “Fachadolid-Fascidolid" data la grande presenza di gruppi fascisti. Il consiglio comunale della città spagnola, come no, è nelle mani del Partito Popolare che governa anche il Regno di Spagna. La città ha dato l'esempio di quali sono le priorità del nazionalismo spagnolo.
In piena crisi economica, e con un 51% di disoccupazione giovanile Valladolid ha ridotto di un 30% il bilancio nel benessere sociale. Allo stesso tempo, però, il governo spagnolo ha deciso di partecipare con un ingresso di 165.000 € per quattro corse di tori.

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venerdì 30 agosto 2013

L’indecisione di Rajoy














Il successo del processo sovranista è che l’approccio si fa dalla Catalogna, senza che dalla Spagna possa essere disattivato. Questo fu uno degli errori del piano Ibarretxe (presidente del Paese Basco), a parte il fatto che il movimento allora non era fondato sulla mobilitazione popolare. Il grande errore del lehendakari fu quello di presentare la proposta al Congresso dei deputati spagnolo. Là, ovviamente, la demolirono democraticamente con i voti di PP e PSOE, e fine del piano con Ibarretxe che raggiunse la sua fine politica. Portò il dibattito presso un ente parlamentare sbagliato.







Il processo catalano, come suggerisce l’elaborato rapporto del Consiglio Consultivo per la Transizione Nazionale, sarà definito invece sempre in Catalogna. Mediante una consultazione o delle elezioni plebiscitarie oppure di una dichiarazione del nostro Parlamento, dall’inizio alla fine il quadro delle decisioni politiche sarà quello dei cittadini della Catalogna.







Il presidente spagnolo, Mariano Rajoy, quando si deciderà a rispondere alla richiesta scritta che Mas le ha inviato, potrebbe avere la tentazione di far cadere la Catalogna nella trappola del piano Ibarretxe. Cioè, potrebbe tentare di far passare la richiesta di consultazione della Catalogna al Congresso, per far sì che il PP ed il PSOE la facciano fuori. Ma questa volta no, il processo catalano si può votare soltanto in Catalogna.



El Singular Digital

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giovedì 29 agosto 2013

Quando lo stato si nasconde


Mi ha sorpreso molto che il responsabile di inaugurare i mondiale di nuoto fosse Artur Mas. Lo stato tenta di ridurre qualsiasi attività internazionale della Generalitat e per questo sorprese molto che abbia ceduto questo protagonismo al presidente della Catalogna. Però la spiegazione si deve andare a cercare esattamente nel disastro nel quale si è convertita Spagna. Semplicemente si nascondevano perché non sapevano chi metterci, non avevano nessuno con la garanzia di non essere fischiato.
Psicologicamente, questo è importante. Credo che è la prima volta che vedo come lo stato si nasconde, spaventato. Semplicemente non sapevano chi inviare. Dieci anni fa il mondiale di nuoto di Barcellona lo avevano inaugurato Cristina de Borbó e Iñaki Urdangarin, che è evidente che ora non potevano farlo. Juan Carlos neanche. Di fatti, lo nascondono tanto quanto possono dal famoso caso di Botswana. Sarebbe potuto venire Felipe, però l’avevano fischiato al Liceu quattro giorni prima e una seconda fischiata sarebbe stata troppo. E,  eliminata la casa reale, neanche gli attori politici sono presentabili. Il presidente del governo, Mariano Rajoy, avrebbe dovuto sentire con ogni probabilità una fischiata assordante. E il ministro responsabile dello sport è un certo Wert, opzione, quindi, impossibile.
Questo è tutto, quindi. Lo stato non sabia chi presentare e per questo ha “lasciato” che il protagonismo fosse per il presidente della Catalogna. Nel suo congiunto è un aneddoto? A me non sembra. Non in uno stato così insitente sulle relazioni diplomatiche e tan ossessionato sul processo della sovranità. Mi sembra piuttosto una lezione, e molto interessante, sulla debolezza estrema che oggi dimostra lo stato spagnolo.


Vicent Partal

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lunedì 26 agosto 2013

Lo Stato Catalano: un bene per la Catalogna, per la Spagna e per l’Europa?

Circa un anno fa la Catalogna diede inizio, con la manifestazione del 11 Settembre, al cammino verso lo Stato proprio. Un cammino che sapevamo già fin dall’inizio non sarebbe stato facile; e in effetti, non lo è.
Ma non ci sono solo cattive notizie oppure ostacoli; anzi, il processo va avanti in modo fermo grazie ad una strategia ben consolidata ed eseguita.
Questa strategia si materializza in forme molto diverse. Ci sono due ambiti, però, che sono preminenti: quello economico e l’altro internazionale. Oggi vorrei soffermarmi sul secondo aspetto, quello internazionale.
Chi più chi meno è cosciente che una delle chiavi del successo del processo è il riconoscimento dello Stato Catalano da parte della comunità internazionale. Ma indipendentemente dalla strategia che sta portando a termine il nostro Governo, esiste un elemento molto importante sul quale bisogna specialmente fare menzione: cosa fornisce, qual’è il vantaggio che offre l’indipendenza della Catalogna agli altri paesi?
In questi momenti la principale preoccupazione della comunità internazionale nei confronti della Catalogna è, di gran lunga, cosa succederà alla Spagna senza la Catalogna. Sono consapevoli che, senza riforme e senza la Catalogna, la Spagna ha un futuro nero. E ciò preoccupa; e molto. E ciò, precisamente, è quello che dobbiamo neutralizzare adesso con argomentazioni positive.
La Catalogna-Stato, oltre ad essere un contribuente netto dell’UE, sarebbe un agente dinamizzatore per il sud d’Europa, e la cosa gioverebbe alla Catalogna ma anche all’Europa e, indirettamente, alla stessa Spagna.
Mi spiego: la Catalogna dispone di un modello economico-produttivo proprio, molto diverso da quello del resto della Spagna. Il nostro modello si basa sulla piccola e media impresa (il 99,2% delle aziende catalane hanno meno di 50 dipendenti) che fornisce un tessuto produttivo radicato sul territorio, altamente diversificato, focalizzato sull’esportazione e spesso, leader nel settore o comparto operativo.
Viceversa, il modello castigliano, o spagnolo, è centrato sulla grande banca (modello speculativo), aziende fornitrici di servizi per l’America Latina (REE, Movistar, ecc.) e petrolifere (Repsol, Cepsa).
Questi due modelli hanno bisogno di politiche economiche, fiscali e finanziarie diverse. E’ evidente che le politiche che lo Stato spagnolo applica sono indirizzate a potenziare il proprio modello, e non il nostro.
Da ciò si evince che, con uno Stato protettivo, il tessuto produttivo catalano avrebbe una cornice molto più favorevole per potersi sviluppare: infrastrutture adatte alle necessità delle aziende e del territorio, un hub internazionale nell’aeroporto del Prat di Barcellona; la possibilità di potenziare ancora di più il porto di Barcellona; poter fare una quarta pista di atterraggio per aerei Cargo attiva 24 ore su 24... La Catalogna potrà diventare un polo logistico per il sud Europa, un cluster tecnologico, di trasformazione di alto valore aggiunto, di ricerca biomedica e chimica.

Uno Stato che pensi ed agisca in chiave catalana, con la mentalità imprenditoriale nostra; questo è il futuro che ci attende.
E’ proprio questo che bisogna spiegare alla comunità internazionale; che uno Stato Catalano dinamizzerebbe enormemente l’economia del sud Europa creando posti di lavoro e ricchezza; che genererà a sua volta opportunità di affari per le aziende internazionali; e che tutti saranno i benvenuti.
Dobbiamo spiegarlo alla Francia, alla Germania, agli Stati Uniti, a Israele, al Giappone ed a tutti quelli che vorranno ascoltare, che uno Stato catalano è interessante per loro, perchè avranno un paese nel sud Europa ben collegato, con buone infrastrutture e con mentalità imprenditoriale dove poter investire. Un paese con un alto potere d’acquisto che può dare risposte alle necessità di espansione internazionale.
Dal Circolo Catalano di Affari siamo convinti que molto prima di quanto crediamo, potremo godere di questi vantaggi. Non solo noi, ma anche l’Europa e, indirettamente, la Spagna.
Joan Cabanas
Responsabile dell’area internazionale del “Cercle Català de Negocis” – Circolo Catalano di Affari (associazione d’imprenditori catalani)

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domenica 25 agosto 2013

Catena umana Alghero-Catalogna

La Catalogna l’11 di settembre commemora la Diada Nacional ( la giornata nazionale) in ricordo dell’estrema difesa e successiva caduta di Barcellona nelle mani delle truppe Borboniche di Filippo V avvenuta appunto l’11 settembre del 1714. Da quella sconfitta vennero abolite le istituzioni catalane come la Generalitat de Catalunya. Quest’anno la Diada Nacional coincide con una importante iniziativa organizzata dall’Assemblea Nazionale Catalana, a cui aderiscono diverse entità come Òmnium Cultural, che ha anche un rilievo internazionale e prevede la realizzazione di una catena umana lunga ben 400 Km, che seguirà il percorso dell’antica Via Augusta, partendo dal Pertús fino a Alcanar.

Infatti la Catalogna negli ultimi anni ha messo al centro del dibattito politico e culturale internazionale, una nuova concezione di una Europa dei popoli fortemente basata sui valori sociali, culturali e solidaristici che diano maggiore forza e prospettiva a quelle nazioni senza Stato come la Catalogna, la Sardegna, la Corsica e la Scozia. Òmnium Cultural è impegnata in questa opera di sensibilizzazione socio-culturale e per questi motivi aderisce alla iniziativa “ Via Catalana Internacional verso l’indipendenza” che ha come obiettivo quello di far partecipare alla diada nacional dell’11 di settembre tutti i catalano-parlanti residenti nel mondo e che prevede l’organizzazione di catene umane dagli Stati Uniti alla Francia, dall’Italia al Giappone dal Canada alla Polonia, etc.

Òmnium Cultural de l’Alguer aderisce a questa importante iniziativa e organizza ad Alghero per la giornata dell’11 settembre una catena umana a cui possono partecipare tutti coloro che condividono lo spirito della manifestazione della Diada Nacional. L’obiettivo di Òmnium Cultural de l’Alguer è quello di far svolgere ad Alghero un ruolo di “ponte culturale rivendicativo” che colleghi la Catalogna ai movimenti autonomistici sardi, corsi e di tutti quei popoli dell’area del Mediterraneo che chiedono il diritto alla continuità culturale e quindi sociale ed economica. L’appuntamento è per la giornata di mercoledì 11 settembre alle ore 18,30 presso la piazza del Portal ( porta terra) dove si formerà la catena umana.

Alguer.it

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venerdì 23 agosto 2013

Cornuti e mazziati, adesso sono gli accessi al Porto di Barcellona


Il Governo spagnolo saccheggia la cassa del Porto di Barcellona per pagare una parte dei lavori per i collegamenti ferroviari che aveva promesso.
Dopo che la Ministra Pastor riconoscesse lo scorso febbraio 2012 che lo Stato spagnolo ha un debito con la Catalogna di 5,748 miliardi di euro in infrastrutture e dopo l’annucio agli inizi di giugno che avrebbe dato il via agli accessi definitivi al porto, dopo tanti ritardi e inadempienze subiti da questa infrastruttura chiave per l’economia catalana, adesso, secondo quanto pubblicato su El Confidencial, la Ministra Pastor ha deciso che sia l’ente “Port de Barcelona” stesso a finanziare la metà del costo della prima fase dei lavori mettendo a disposizione dalla propria cassa 50 milioni di euro. L’accordo raggiunto tra il “Port de Barcelona” e il Ministero dei Lavori Pubblici permette di lavare la faccia della Ministra di fronte agli investitori internazionali e sottolinea, ancora una volta, che lo Stato viola sistematicamente gli impegni presi con la Catalogna.
La Spagna non investe in infrastrutture prioritarie per l’economia catalana

I collegamenti ferroviari con scartamento europeo è una rivendicazione della Generalitat, dei settori economici della Catalogna, degli investitori multinazionali come Seat, Nissan o Hutchison, ed è un impegno dei Lavori Pubblici non rispettato. La multinazionale cinese Hutchinson che ha già investito 300 milioni in un nuovo Terminal di container, che duplica la capacità del Porto di Barcellona, ha previsto di investire altri 200 milioni di euro ma esige che i collegamenti ferroviari siano pronti come concordato a suo tempo, e l’unico modo che hanno trovato ai Lavori Pubblici per mandare avanti l’opera è stato quello di mettere mano alle casse del Porto.

Directe

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giovedì 22 agosto 2013

Candidatura unica



La Catalogna si trova in un momento di grande trascendenza storica, il più importante degli ultimi 300 anni. Per questo, è necessario che tutti i partiti agiscano con il massimo senso di paese e si allontanino dal partitismo. Il senso di paese sarà premiato dai cittadini, a medio termine, perchè tutti ormai capiscono cosa c’è dietro alle scommesse d’interesse di partito. E’ arrivata l’ora della verità e della grande politica. Per questo è necessario arrivare alla consultazione sull’indipendenza con il catalanismo più unito possibile. E’, quindi, una bella pensata l’inizio delle conversazioni per presentare una candidatura unica alle elezioni europee del mese di maggio prossimo.

Se la consultazione avrà luogo a settembre (2014), bisogna uscire dalle elezioni europee con una Catalogna rinforzata e che abbia un peso per chiedere il riconoscimento. Se da questi comizi ne esce frammentata e macchiata da ogni tipo di rivendicazione, il processo rimarrà colpito. C’è un momento per ogni cosa, e adesso è il momento del processo sovranista che tanto aveva sognato questo paese.


El Singular Digital - Editoriale

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