giovedì 18 dicembre 2014

ERC, sì a Finanziaria per 'road map' indipendenza

Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) ha presentato emendamenti parziali alla Finanziaria 2015 elaborata dall'esecutivo di Convergència i Unió (CiU) di Artur Mas, ma non un emendamento alla totalità, come quelli presentati da tutti i gruppi dell'opposizione, per non compromettere i negoziati sulla 'road map' indipendentista. 

Il deputato catalano Pere Aragonès ha dichiarato che "non è un assegno in bianco" quello dato all'esecutivo, che comunque consentirà al documento contabile di iniziare l'iter parlamentare.

Il diputato non ha risparmiato le critiche alla Finanziaria:"non ha nulla a che vedere con il programma annunciato da Artur Mas e non contiene un impegno deciso per le strutture di Stato (...) non si tratta dei bilanci di previsione di uno stato in costruzione, ma di quelli di un'autonomia in agonia". 

Intervista di Help Catalonia a Pere Aragonès: Spagnolo è Catalano

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giovedì 4 dicembre 2014

Indipendenza della Catalogna: gli scenari di Fitch

L'agenzia di rating si sofferma sulla situazione della regione spagnola e dipinge i possibili sviluppi: un fatto che testimonia quanto possa essere vicina e reale l'autonomia.

L'agenzia di rating Fitch ha pubblicato un rapporto in cui chiede un negoziato fra la Catalogna e la Spagna per migliorare il finanziamento dell'economia. Nel rapporto, ripreso dal quotidiano catalano Avui, vengono analizzati tre scenari all'indomani della consultazione politica sull'indipendenza: il primo è il miglioramento fiscale, poi la piena indipendenza, e da ultimo il carreró sense sortida (vicolo cieco) in cui si trova l'economia catalana adesso. Secondo Fitch, il primo scenario è quello che riserva più benefici per la Catalogna e la Spagna. (Avvertenza importante: Fitch può pensarla come vuole, ciò che conta è come la pensa il popolo catalano, e l'indipendenza non è una questione principalmente economica.) In ogni modo, l'agenzia giudica che l'indipendenza potrebbe avere conseguenze negative per entrambe le economie - sopra tutto nel caso di una "rottura disordinata" (che nessuno si augura) - mentre l'ultimo caso, l'attuale arresto di qualunque processo, mette in pericolo gli investimenti d'impresa. La valutazione di Fitch è che nello stallo di adesso il governo autonomo catalano utilizzerà i risultati del processo per approfondire l'agenda della riforma con un referendum formale. Ma l'approccio "feroce" del governo di Madrid, secondo Fitch, rende imprevedibile il processo e i suoi risultati.
Lo scenario più probabile, per Fitch, è che i due governi negozino una nuova sistemazione fiscale per la Catalogna, come è successo nei Paesi Baschi e in Navarra. L'impatto di questa rinegoziazione sul debito sovrano della Spagna sarà "moderatamente positivo" perché si sarà alleggerito un focolaio di rischio politico a medio termine «en el benentès que sigui quin sigui l'acord no comprometi l'estratègia fiscal del govern espanyol», scrive Avui, cioè «purché, qualunque cosa succeda, l'accordo non comprometta la strategia fiscale del governo spagnolo». Fitch si attende anche un incremento degli introiti fiscali a disposizione della Catalogna, perché diminuirebbe il contributo netto della regione al governo spagnolo. Questo dovrebbe avere un effetto positivo sul credito o come minimo stabilizzare il rating della Catalogna. Con maggiori soldi a disposizione, la Catalogna potrebbe attenuare il ritardo nei servizi pubblici essenziali di cui soffre oggi.
Lo scenario, che Fitch giudica «meno probabile», di una Catalogna del tutto indipendente, avrebbe «molto probabilmente» conseguenze negative per il rating del debito sovrano spagnolo. Perfino una separazione ordinata potrebbe creare rischi per l'economia, e ancor più una che fosse invece disordinata. Se per esempio la Catalogna conquistasse l'indipendenza «al prezzo di abbandonare l'Unione Europea e l'Eurozona», i rischi per la Catalogna e la Spagna potrebbero essere esacerbati. L'ultimo scenario, la continuazione del carreró sense sortida, è quello più terribile. La tensione prolungata potrebbe provocare perdite in alcuni depositi a breve termine, che colpirebbero in modo particolare le banche catalane, e ciò potrebbe tradursi in un aumento del costo dei finanziamenti che porterebbe le imprese a «reduir les inversions a la regió» (ridurre gli investimenti nella regione) come misura cautelare. Non c'è un commento ulteriore da parte di Avui, ma il fatto che un'agenzia di rating si sia soffermata sulla situazione catalana mostra quanto appaia ormai vicina l'indipendenza del Paese. 

Paolo Brera

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domenica 16 novembre 2014

Nascondere un deficit colossale

Il Ministro delle Finanze Montoro aveva già detto che avrebbe fatto le bilance fiscali per dimostrare che il deficit fiscale catalano non esisteva.

Finalmente, il ministro Montoro ed il suo impiegato Angel de la Fuente, ex-ricercatore del Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche (CSIC) e dell’Università Autonoma di Barcellona, hanno pubblicato i loro “conti territorializzati”.

Dopo un prima lettura, questi sono i miei commenti:

Primo. E’ vergognoso che il ministro nasconda i dati che dovrebbero essere di proprietà pubblica e che non vengano pubblicati affinchè gli economisti possano fare i calcoli che più aggradano, inclusi alcuni metodi scientifici utilizzati da anni. Nascondere i dati e pubblicare soltanto dei “conti territorializzati” cucinati da economisti affini è una vergogna intellettuale. Nei paesi democratici i dati sono dei cittadini e non certo del ministro o del re e gli ex-accademici rispettati non dovrebbero partecipare a questo occultamento.

Secondo. Ho già detto altre mille volte che non esistono bilance fiscali buone o bilance fiscali cattive. Ognuna è la risposta corretta a una domanda concreta.

Terzo. Una volta visto quello che hanno fatto il De la Fuente e colleghi, la domanda alla quale rispondono i loro conti è: “Se la Catalogna fosse indipendente, quanti soldi netti avrebbe la Generalitat una volta tenuto conto delle nuove spese che avrebbe dovuto pagare e che finora pagava il governo centrale?” Risposta: 8.455 milioni di euro. Niente male! E’ confortante sapere che in una Catalogna indipendente, la Generalitat non sarebbe più strozzata e non soffrirebbe più per pagare la sanità e l’educazione. Grazie, ex-professore De la Fuente per l’informazione.

Quarto. Siccome sappiamo che De la Fuente ed i suoi aiutanti hanno fatto l’impossibile per rendere questo dato del deficit il più basso possibile (Montoro aveva confessato che l’obiettivo di questi conti era politico: cioè non voleva dare munizioni al sovranismo catalano!), sappiamo che l’avanzo della Generalitat indipendente sarebbe certamente molto superiorie a questi 8.455 milioni.

Quinto. Con l’indipendenza, i soldi addizionali che avrà la Generalitat non sono i soldi che avrà la Catalogna. Il motivo è che ci saranno molte più spese che saranno a carico della Generalitat e che prima pagava il governo di Madrid, spese che prima si facevano in Spagna e che a breve si faranno in Catalogna. La risposta alla domanda “quanti soldi addizionali avrà la Catalogna come paese in caso di indipendenza?” la risposta è “il saldo della bilancia fiscale calcolata con il metodo del flusso monetario”.

Siccome De la Fuente non ha fatto questi calcoli (e qui è dove quel economista onesto e rispettabile che era Angel perde la sua rispettabilità, perchè un accademico come lui non dovrebbe partecipare a dei programmi di occultamento di dati), possiamo utilizzare i dati della Generalitat: se la Catalogna fosse indipendente, il suo PIL aumenterebbe di 16 miliardi di euro perchè tutte le tasse che (facendo parte della Spagna) vanno via dalla Catalogna resterebbero nel paese.

Sesto. I calcoli di De la Fuente e dei suoi colleghi suppongono che le spese pubbliche non territorializzate e che si fanno a Madrid, portano beneficio a tutti i cittadini allo stesso modo. Porta vantaggi ai catalani il Museu del Prado? tanto quanto ai madrileni (che abitano vicino al museo e lo possono visitare più frequentemente)? e lo stipendio del re? porta beneficio allo stesso modo a un monarchico o a un repubblicano? e lo stipendio del ministro Wert? è un vantaggio per gli spagnoli che vogliono la scolarizzazione in castigliano nella Catalogna o per i catalani che vogliono la scolarizzazione in catalano?

La verità è che è impossibile sapere a chi porta vantaggio ogni euro speso dallo Stato. E, siccome è difficile, De la Fuente suppone ardita e arbitrariamente che tutta la spesa pubblica apporta un beneficio per tutti i cittadini allo stesso modo. E’ chiaro che questa premessa è gratuita, visto che lo stipendio del re non potrà mai beneficiare allo stesso modo un monarchico o un repubblicano e lo stipendio di un ministro che attacca la lingua catalana non avvantaggia allo stesso modo i catalani rispetto ai non catalani.

Ma, se facciamo come De la Fuente e supponiamo che la spesa pubblica beneficia i cittadini allo stesso modo, allora il 16% di tutta la spesa che si fa in Spagna si fa a favore dei catalani in quanto la Catalogna ha il 16% della popolazione spagnola. Che sia chiaro, è una tesi arbitraria malgrado che De la Fuente abbia voluto darle una natura scientifica imparziale che non ha. Sarebbe anche scientifico dire che le spese che non portano vantaggio ai catalani (come lo stipendio di Montoro o di Wert) non dovrebbero essere imputate alla Catalogna.

Settimo. I conti di Madrid sono una barzelletta. Dire, come ha fatto il presidente di quella comunità, che Madrid ne esce “doppiamente dannegiato” rispetto alla Catalogna dal sistema fiscale spagnolo è una farsa. Come ho già detto, i calcoli di De la Fuente assegnano la maggior parte delle spese che si fanno a Madrid alle altre comunità. Non importa se queste spese si fanno a Madrid, generano affari a Madrid e hanno un impatto macroeconomico a Madrid. La realtà è che, secondo De la Fuente, l’85% di queste spese si fanno “per i no residenti a Madrid” e, pertanto, non si assegnano a Madrid malgrado si facciano a Madrid. E, ovviamente, se i madrileni pagano le tasse che devono pagare e l’85% delle spese che si fanno a Madrid sono assegnate alle altre comunità, risulta che Madrid paga molto e riceve poco. Risultato? Un deficit della bilancia fiscale gigantesco, che porta a molti madrileni a dire che i più danneggiati sono loro! Una grande menzogna.

Sarebbe come se un grupo di 17 amici organizzassero una festa nel tuo ristorante. Prendi i soldi di tutti in proporzione alla nostra rendita e, siccome tu sei il proprietario del ristorante, sei il più ricco e sei quello che paga di più. L’amico catalano è il secondo più ricco e, pertanto, il secondo che paga di più. E così successivamente. Se soltanto guardiamo quello che ognuno paga senza tenere conto dell’afffare che si fa con la festa, ne uscirà che tu, il proprietario del ristorante hai pagato più di tutti. E questo è contabilmente certo. Ma quello che non puoi dire è che sei il più generoso e solidale perchè, oltre a pagare la tua quota, stai facendo degli affari stratosferici con la festa. Se tenessimo conto che questi affari si fanno nel tuo ristorante (e questo è il metodo del flusso monetario che De la Fuente e Montoro occultano), risulta che non sei più tanto generoso. E dunque, al deficit di Madrid succede esattamente questo: De la Fuente dice che l’85% dello stipendio di Wert deve essere assegnato a tutti gli spagnoli equitativamente anche se, in realtà, si spende a Madrid e avantaggia i suoi ristoranti e negozi.

Collocare il deficit di Madrid come se fosse paragonabile agli altri appare fatto solo per poter dire che il deficit catalano non è così grande come dicono. Di fatto, questa è stata la reazione della stampa affine. Ma, tra le comunità che non fanno affari con la festa della capitalità, i dati di De la Fuente confermano che la Catalogna è la più danneggiata della Spagna, con un deficit quattro volte più grande della seconda, il paese Valenziano, e quasi sei volte più grande della terza, le isole Baleari.

Riassumendo: dal punto di vista fiscale ed economico, la Spagna è sempre un cattivo affare per la Catalogna e questa realtà non cambia con la pubblicazione della bilancia fiscale di Montoro e di De la Fuente.

L’unica cosa che cambia con questa pubblicazione è che adesso possiamo prendere atto ufficialmente della disonestà intellettuale di chi si arrabatta per nascondere un deficit colossale.





Xavier Sala i Martin
Docente di Economia - Univ. della Colúmbia – USA

 

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sabato 11 ottobre 2014

Il Ministro delle Finanze spagnolo, Montoro dichiara: “La Spagna non può essere reinventata per calmare le ansie separatiste”





Il ministro delle Finanze e le Amministrazioni Pubbliche, Cristóbal Montoro, ha rifiutato l’idea di imbarcarsi in una "reinvenzione" dello Stato per placare le ansie indipendentiste catalane e ha scartato di dover dotare la Catalogna di una cornice fiscale propria. In una intervista al quotidiano “Wall Street Journal” il ministro ha considerato che un regime fiscale proprio non aiuterebbe necessariamente l’economia catalana e potrebbe intralciare il timido recupero economico della Spagna.

Secondo Montoro, le dispute tra la Spagna e la Catalogna non hanno prodotto alcuna inquietudine tra gl’investitori internazionali "perchè il mercato capisce che la situazione si sistemerà". La soluzione, però, non passa per un accordo tra le due parti, ma per il fatto che "i politici e la società catalana" devono capire che la separazione "non interessa a nessuno". "Bisogna arrivare ad un compromesso come succede nella vita di coppia. Guarda, tu fai la tua vita, ma non ti conviene separarti. Non andiamo d’amore e d’accordo, sono secoli che tiriamo avanti così, ma ci vogliamo abbastanza bene perchè ci conviene restare insieme", ha detto.

Sebbene alcuni gruppi di pressione considerino che un accordo che permetta che la Catalogna riscuota le proprie tasse, potrebbe essere sufficiente per convincere il presidente Artur Mas a cancellare la consultazione, Montoro ha detto che il sistema fiscale spagnolo "è già abbastanza complesso". Il ministro non ha voluto dare stime precise sull’impatto di un possibile accordo fiscale con la Catalogna, che ridurrebbe le risorse disponibili per il governo spagnolo.

Montoro ha detto che i calcoli economici che si fanno dalla Catalogna non tengono conto di tutti i servizi che il paese riceve dal governo centrale e ha aggiunto che la separazione è contraria al processo di integrazione dentro dell’Unione Europea.

"Il problema è del partito che governa la Catalogna perchè la sua intenzione sovranista sta perdendo supporto in favore di altri partiti politici che sono sovranisti ma anche di sinistra (...). Invece di dire alla gente quello che bisogna fare per uscire dalla crisi, si dedica a impostare un approccio sovranista, dove non può competere con gli altri partiti", ha sostenuto.

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giovedì 9 ottobre 2014

L’indipendenza della Catalogna può essere la scossa che riattiverà la Spagna

Il “Cercle Català de Negocis” ha reso pubblico uno studio molto esteso dove spiega, con profusione di dati, che l’indipendenza della Catalogna può diventare la scossa economica di cui la Spagna ha bisogno per riattivare la propria economia. Perchè ciò diventi possibile, lo Stato dovrebbe cambiare il modello economico una volta consumatasi la secessione. Il CCN ha presentato una delle strade possibili che può intraprendere la Spagna se la Catalogna diventa indipendente; un modello economico per la Spagna diverso dall’attuale. Lo hanno spiegato Albert Macià, responsabile del Gruppo di Studio del CCN, e Albert Pont, presidente dell’ente durante una conferenza stampa avuta nella sede dell’Ordine degli Economisti della Catalogna.


Albert Macià, responsabile del Gruppo di Studio del CCN, ha presentato con crudezza la situazione economica che vivono la Catalogna e la Spagna: “Attualmente viviamo una crisi economica che va oltre a una situazione congiunturale, si tratta di una crisi di modelli che soltanto superemo se la Catalogna diventa indipendente dalla Spagna e agisce come un detonatore che costringa la Spagna a cambiare impostazione. Senza l’indipendenza, la Catalogna e la Spagna sono condannate a vivacchiare per anni nel fondo del pozzo economico”. Macià ha sostenuto con dati alla mano che nello Stato convivono due modelli economici con dinamiche e interessi diversi. Mentre la Catalogna dispone di un’imprenditoria moderna, piccola e media impresa con volume, molto dinamica ed esportatrice, la Spagna continua a tentare di sfruttare gli ultimi stralci del modello immobiliare e di speculazione finanziaria che l’hanno portata dove si trova ora.


Per il CCN, “ci sarà un modello economico per la Spagna senza la Catalogna con un risparmio di costi grazie alla riduzione delle amministrazioni pubbliche e all’ ammortamento delle infrastrutture; questo modello, generando sinergie e complementarietà con la Catalogna e l’Unione Europea permetterebbe alla Spagna di evitare l’impoverimento e di promuovere una crescita sostenibile”.


Como sarà questo futuro per una Spagna senza la Catalogna “se vuole”? Per Macià, “la Spagna può trarre profitto dal fatto che ora i lavoratori hanno dei salari moderati, ma per questo dovranno aumentare la produttività”. Spiega il responsabile dello Studio che “la Spagna deve reindustrializzarsi, approfittando di alcune infrastrutture costruite senza senso –tav e aeroporti senza passeggeri- riconvertendoli in punti dove si concentrino i poli industriali”. Per il CCN, la Spagna deve porre uno sguardo su Latinoamerica, sulla zona LATAM e sui paesi arabi ed emergenti, mentre la Catalogna deve continuare a giocare il ruolo di centro di arrivo e smistamento delle merci asiatiche puntando la sua economia verso il mercato globale, specialmente europeo.


D’altra parte, Albert Pont ha sottolineato che “l’Europa dovrà essere più coinvolta nei cambiamenti strutturali dell’economia spagnola se vuole che il sud del continente possa riattivarsi”. Secondo i calcoli del CCN, il modello proposto può generare una crescita economica di due punti addizionali per la crescita dell’economia spagnola, e questo genererebbe in quattro anni 960.000 nuovi posti di lavoro.

Pont ribadisce che in ambito economico “la Catalogna ha fatto i compiti” e chiede al governo spagnolo “di fare i propri compiti e di farli presto, perchè l’indipendenza della Catalogna è un fatto contro il quale non si può lottare. Devono solo cercare di trarne il massimo vantaggio”, ha concluso.

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domenica 27 luglio 2014

Il PP della regione Estremadura ammette che la Spagna perderebbe 16 miliardi di euro senza il finanziamento della Catalogna


Il PP della Estremadura ha ammesso di fatto che, se la Catalogna disponesse un sistema di finanziamento proprio ed uscisse pertanto dal regime comune autonomico, le altre regioni "perderebbero fino a 16 miliardi di euro l'anno", proprio la cifra che dalla Generalitat viene denunciata come il deficit fiscale catalano. Il gruppo popolare nell'Assemblea della Estremadura questo mercoledì ha registrato una proposta nella quale si avverte che un sistema di finaziamento proprio per la Catalogna farebbe perdere alla comunità estremense un 12% di introiti e li costringerebbe a fare tagli per circa 400 milioni di euro o a devolvere delle competenze allo Stato sulla sanità e sull’educazione.

I popolari della Estremadura chiedono al governo spagnolo di lasciare la Catalogna all’interno del regime comune di finanziamento e di adottare delle misure per “blindare il principio di solidarietà territoriale tra le comunità autonome". Un sistema di concerto (come ha il Paese Basco) per la Catalogna, secondo il PP della Estremadura, "limiterebbe la solidarietà tra gli spagnoli" e supporrebbe uno "espolio fiscale" per la Estremadura.

ARA Barcelona - 14/05/2014

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