martedì 24 dicembre 2013

Amnesty International Spagna: riconsiderate il veto alla cerimonia che doveva svolgersi a Barcellona


Amnesty International Spagna: riconsiderate e rettificate il veto alla cerimonia che doveva svolgersi a Barcellona nell’ambito degli atti del Tricentenario del 1714.

A chi vuoi richiederlo?

Amnesty International (Sezione spagnola) >> info@es.amnesty.org

Cosa vuoi che facciano?

Chiediamo alla Spagna che sia coerente con gli ideali che dice di voler diffendere e non discrimini sulla base di criteri nazionalisti nè ponga il veto alla cerimonia di consegna del premio de doveva svolgersi a Barcellona.
Perchè questo è importante?

La Delegazione in Spagna di Amnesty International (AI) ha posto il veto alla consegna del premio "Ambassador of Conscience" che doveva tenersi a Barcellona (malgrado fossero stati loro stessi a richiedere di celebrare l’atto nella capitale catalana), allegando che "non celebra atti con delle istituzioni politiche". Secondo Toni Soler, giornalista catalano e membro della ONG, queste dichiarazioni non sono veritiere, visto che l’atto che celebrò AI poco fa a Berlino fu presieduto dal sindaco della città.

Chiediamo a AI Spagna di non discriminare sulla base di criteri nazionalisti nè di porre veti alla cerimonia di consegna del premio così come di riconsiderare la decisione presa. Gli atti del Tricentenario del 1714 commemorano la lotta di un popolo contro un regime assolutistico che gli tolse i suoi diritti (molti dei quali sono ancora oggi rivendicati); dunque, la decisione di AI Spagna è in contradizione con gli ideali che pretende di difendere.

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lunedì 23 dicembre 2013

Emil Kirjas, ex ministro della Macedonia: “Il nazionalismo serbo utilizzava la stessa retorica di Madrid”

“Non ci posso credere che dopo vent’anni (dalla Guerra dei Balcani) ascoltiamo la stessa retorica da Madrid che i nazionalisti serbi”. Così ha definito il segretario generale dell’Internazionale Liberale ed ex ministro degli Affari Esteri della Macedonia, Emil Kirjas, l’attitudine che sta avendo lo stato spagnolo davanti al processo catalano.
Kirjan ha assicurato, durante la presentazione della campagna di Sapiens per divulgare il processo catalano al mondo, che il “nazionalismo aggressivo non aiuta a mantenere unito uno stato” e che le elites politiche di Madrid devono “capire” la volontà dei catalani. L’ex ministro della Macedonia ha anche sottolineato il fatto che si è dimostrato che l’Europa è “molto reticente” a promuovere politiche in anticipo e che, per tanto, sempre “reagisce a posteriori”. “ Non abbiate paura, non sarete soli”, ha detto ai catalani.
 L’ex ministro della Macedonia ha sottolineato che il processo di smembramento dell’antica Jugoslavia non ha niente da vedere con il processo catalano dal punto di vista della storia e la traiettoria, però ha assicurato che li vede sempre più simili “dal punto di vista sentimentale” e dal punto di vista del “deterioramento” delle relazioni tra Catalogna e Spagna.

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domenica 22 dicembre 2013

Grazie, Rosa Díez






La settimana scorsa, nel Parlamento spagonolo, il settantacinque per cento dei parlamentari spagnoli ed il diciannove per cento dei parlamentari catalani proclamarono che i catalani non hanno diritto a decidere il proprio futuro. La differenza delle percentuali è spettacolare. Distratti dalla politica del giorno per giorno, dai problemi interni del PSOE, non ci siamo accorti della straordinaria forza politica di questo fatto, di queste cifre. Fino al punto che, a mio avviso, soltanto l’ennunciato di questa votazione permette ad uno straniero di capire e giudicare la questione catalana senza bisogno di aggiungere altri commenti. Se dovessimo spiegare cosa sta succedendo in Catalogna in dieci secondi, potremmo usare perfettamente questa votazione.


Voglio dire che è da tanti anni che ne parliamo: sia in Catalogna che in Spagna abbiamo costruito una lunga lista di tesi molto sofisticata sulle nostre posizioni. Dal catalanesimo si dice che abbiamo diritto a decidere sul nostro futuro perchè siamo una nazione ed spieghiamo la storia, la lingua, la cultura, l'economia, el deficit fiscale... Dal nazionalismo spagnolo si dice che l’unica nazione è la Spagna, che questo è il fondamento della Costituzione, che l’unico soggetto sovrano è la nazione spagnola ed spiegano la storia a modo loro cercando di smentire il modo in cui la raccontano gli altri... In questa lista ci sono delle scemenze verificabili, opinioni lecitamente divergenti ed alcune richieste di principio. In generale lo scontro dei treni in questi ambiti porta a discussioni giuridiche complicate, a dibattiti sulla storia faticosi e, soprattutto, ad un muro metafisico su chi è il soggetto della sovranità, su chi è o chi non è la nazione.


Ma, se dobbiamo spiegare quello che succede ad un democratico straniero, io direi che tutti questi discorsi così sofisticati diventano piccolezze di fronte al titolo che ci offre la votazione dell’altro giorno nel Parlamento spagnolo. I catalani hanno diritto a decidere il proprio futuro? Dicono di no il settantacinque per cento dei rappresentanti spagnoli (pressochè l’unanimità, se togliamo i baschi ed i catalani), ma soltanto il diciannove per cento dei rappresentanti catalani. Questa distanza brutale la capiscono tutti. E questo non è un sondaggio. E’ una votazione con tutti i crismi su un’unica domanda chiara e concisa per una questione rilevante che riguarda i catalani.


Non esiste nessuna democrazia al mondo che di fronte ad una discordanza di questa portata possa pensare che non si debba fare niente e che non merita una risposta politica. Perchè Cameron permette un referendum in Scozia? Lui non parla nè di legge, nè di storia, nè di economia. Dice: perchè la maggioranza degli scozzesi lo vogliono, così si sono espressi in modo libero e democratico. Se, in più, ci sono motivi storici, legali od economici, ben vengano. Ma non sono necessari. Soltanto l’esistenza di una tale volontà è sufficiente.


Nessuna democrazia nel mondo, nemmeno la più giacobina, se avesse una distanza di questo tenore, se l'opinione quasi unanime dello stato fosse assolutamente minoritaria in una parte del territorio, ignorerebbe o ne disprezzerebbe l’evidenza. Nè la Francia nè l’Italia (dove ciò non succede perchè queste percentuali sono inimmaginabili). Ma neanche, e ne abbiamo le prove, in Gran Bretagna o in Canada.


Imporre ad un territorio -o ad un settore o ad una comunità- una dottrina completamente minoritaria con la scusa che è maggioritaria fuori dal territorio che lo riguarda va contro l’essenza stessa della democrazia. Potremmo dare migliaia di esempi, perfino comici. (Far pagare democraticamente la cena a uno dei commensali perchè tutti gli altri hanno votato a favore mentre lui soltanto ha votato contro; annettere il Portogallo alla Spagna perchè la maggioranza degli abitanti della Penisola lo vuole ma con il voto contrario dei portoghesi; ecc. ecc.)


Non è necessario parlare nè di Costituzioni nè di sovranità nè di nazioni. Parliamo di voti. La metafisica è interpretabile. Le votazioni sono chiare. Grazie a Rosa Díez ed a la votazione che ha costretto a fare, per populismo ed opportunismo, nel Congresso spagnolo, ne abbiamo fisicamente le prove. L’idea che bisogna rifutare ai catalani il diritto di votare sul propio futuro è sostenuta dal settantacinque per cento dei deputati di tutto lo Stato ma, soltanto dal diciannove per cento dei deputati catalani.


Non aggiungiamo altro.

VICENÇ VILLATORO - ara.cat - 06/11/2013


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venerdì 20 dicembre 2013

Siamo pronti per il conflitto?






Prima di proseguire con la riflessione di oggi, voglio chiarire che ho la certezza che il conflitto è già in atto. Adesso è di bassa intensità e sotterraneo ma lo stato spagnolo, di fronte alla incorruttibile volontà dei catalani di esercitare la sovranità, hanno messo in moto da mesi tutti gli apparati e risorse di cui dispongono. Dalle pressioni e i ricatti diplomatici fino alla diffusione di rumori, passando per il discorso della paura e per la strategia politica di attivare false aspettative su delle possibili terze vie alternative che non esistono e non esisteranno mai.

Quindi, il conflitto c’è. Ma l’annuncio della data e la domanda che CiU ed ERC –più quelli che vorranno aderire– si sono impegnati a a fare verso metà dicembre, sarà il detonatore della “scalation” del livello del conflitto. Se fate attenzione, lo stato spagnolo –tutti gli organi dello stato senza eccezioni– si è dedicato a piantare un seme attraverso discorsi come: la democrazia in uno stato di diritto è uguale al rispetto delle leggi vigenti. Questo discorso, ripetuto fino alla sazietà, servirà a partire da questo momento per l’offensiva di giudicalizzazione del conflitto. Legge, legge e più legge. Questa è la ricetta spagnola contro il processo di indipendenza della Catalogna. O meglio: legge spagnola, legge spagnola e più legge spagnola. Questa è la loro formula.

L’utilizzo dei tribunali contro la volontà democratica può portarci a vivere delle situazioni molto difficili ed impegnative. Dall’intervento della polizia contro la convocazione di una consultazione sull’indipendenza al commissariamento della Generalitat, passando per la reclusione dei massimi dirigenti politici –presidente Mas, governo, Oriol Junqueras, David Fernàndez, ecc.–. Tutte queste possibilità non sono ipotesi lontane ma fanno parte del piano che hanno preparato a Madrid per rispondere ad ogni sfida posta dai catalani.

Una qualsiasi situazione di queste avrà bisogno di una risposta adeguata e ferma della società catalana. In alcuni casi ci vorrà una risposta istituzionale; in altri, una risposta giuridica; ed in altri ancora, una risposta dei cittadini. E probabilmente, ci sarà bisogno di una risposta combinata insieme. Ma temo che le cose andranno molto male ed il popolo catalano dovrà dimostrare una immensa capacità di resistenza di fronte agli attacchi dello stato spagnolo, che dovrà andare molto più in là dal formare una catena umana durante un giorno di festa.

La Spagna non perderà la sua gallina dalle uova d’oro senza farci pagare un prezzo molto alto. E quanto più resistenza e carattere dimostreremo, più piccolo sarà il prezzo che pagheremo alla fine. Avremo bisogno di fermezza, e ciò vuol dire disciplina e fiducia in quelli che ci governano, e dobbiamo essere disposti a rischiare. Qualcuno mi disse una volta che se non c’era rischio, non c’era gloria. E dobbiamo essere coscienti che se vogliamo raggiungere la vittoria della libertà dobbiamo essere disposti a rischiare e a perdere qualcosa. Certo è che dobbiamo tentare di fare il processo senza perdere tutto. Ma che nessuno pensi che finiremo immacolati e senza graffi.


Andiamoci forti e con speranza, ma anche con disciplina e volontà di resistere a qualsiasi attacco, per quanto oscuro e bestiale esso potrà essere.

Pere Cardús – Vilaweb - 28.10.2013

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martedì 17 dicembre 2013

Lettera aperta ai giornalisti italiani ( e a tutti gli altri)

Sono una cittadina italiana nata a Barcellona. La cittadinanza l’ho acquisita più di 20 anni fa, per aver sposato un cittadino italiano. Rispetto a un italiano di nascita io ho giurato fedeltà all’Italia nella mia città di residenza, in una piccola stanza del Comune, dove l’emozione e la responsabilità per le parole pronunciate dal sindaco erano palpabili. Mai mi sono pentita di quella scelta in questi anni, ho imparato ad amare l’Italia, i suoi difetti ed i suoi pregi.


Ma, come tutti i migranti del mondo, il mio cuore è diviso in due. Io sono di Barcellona, sono catalana. Ed in questo momento, la Catalogna mi chiama. I miei familiari, le mie radici sono là. E la Catalogna ha iniziato un processo che, per volere dello Stato spagnolo, è diventato un conflitto.


E ora la Catalogna non solo chiama me, ma sta chiedendo al mondo ascolto. Badate bene, cari giornalisti italiani, ho detto ascolto… non ho detto sostegno.


E mentre tutte le più importanti testate del mondo e le più importanti penne giornalistiche, in particolare anglosassoni, pubblicano articoli, studi, editoriali e organizzano dibattiti sulla Catalogna… cosa fanno i giornalisti italiani? Tacciono o, al massimo, riportano filo per segno i comunicati stampa dello Stato spagnolo che, per definizione, non invitano all’ascolto della controparte.


Si. Lo so. Ci sono tante notizie che arrivano dal mondo. L’attualità Vi sommerge con una marea enorme d’informazioni. Ma siete Voi a scegliere i salvagenti, siete Voi a selezionare la notizia da portare a galla e quella da lasciare affondare nell’oblio.


Perché questa scelta? Perché la scelta del silenzio? Lo so, avete paura di svegliare il can che dorme leghista. Ma questa è una rozza e banale scusa. E’ facilissimo distinguere i due fenomeni: in Catalogna ci sono 2.000.000 di manifestanti che sostengono i politici, che hanno spinto i politici verso posizioni più “convinte”. In Catalogna il 84% della gente vuole andare a votare ed il 56% ha dichiarato di voler votare SI in un referendum. Sono due cose distinte, la Catalogna ed il leghismo. Perché Vi ostinate a considerarli alla stessa stregua?


Giovedì, il presidente della Catalogna Artur Mas, in accordo con tutte le forze politiche sovraniste (quasi due terzi del Parlamento catalano), ha reso pubblica la data e la domanda (in realtà, due domande) per il referendum.


Tutto il mondo dell’informazione all’estero si è mobilitato, hanno pubblicato, hanno parlato di noi, alcuni contro, molti a favore, ma Voi… Voi non sapreste nemmeno spiegare perché, sempre più, aumentano questi simpatizzanti. E non sarò io a dirvelo. Siete giornalisti, no? E allora, informateVi … che diamine!


Non me la prendo con chi si dichiara contrario alle tesi catalane… anzi! da tempo stiamo cercando argomentatori e argomentazioni valide contrarie per poterci misurare con essi, visto che dallo Stato spagnolo arrivano solo minacce….


Io me la prendo con chi non pubblica l’altra faccia della medaglia, l’altra campana, l’altra visione delle cose, …. Me la prendo con la Vostra parzialità, soprattutto perché è frutto della Vostra ignoranza. L’agenzia Ansa ha detto che il referendum non si farà. Quindi, per Voi tutto a posto. Notizia inesistente. Non pubblicabile. Basta. Stop a questi noiosi catalani, che tolgono spazio all’informazione vera.


E invece Vi dico che il nazionalismo catalano è rispettabile, si cari miei giornalisti italiani, rispettabile perché è pacifico, perché le sue rivendicazioni risalgono a più di 300 anni fa, perché è un progetto di unione di tutte (o quasi) le forze politiche, perché nasce da un desiderio sincero di costruire uno stato migliore, perché è inclusivo della popolazione migrante (tantissimi) arrivata dalla Spagna o da altre parti del mondo che partecipa a questo progetto e non se ne sente esclusa, perché non c’entra con il razzismo, né con l’intolleranza. Non c’entra la crisi economica, c’entra la dignità di un popolo….


Cari giornalisti italiani, Gandhi diceva del governo britannico, “prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci”.


La Spagna ha smesso già da tempo di ignorarci, ci derideva fino a poco fa, ha cominciato a combatterci e poi… vedremo.


Ma Voi cari giornalisti italiani, siete ancora nella prima fase, quella della negazione, e non capite perché la Spagna è andata avanti. Quando Vi esploderà in faccia la bomba informativa, non avrete né i mezzi né il bagaglio sufficiente per analizzare cosa sarà successo, perché senza i precedenti non si capiscono i risultati. E, frutto del Vostro disorientamento, nemmeno il pubblico italiano capirà.


Il mio cuore è diviso a metà. Una metà chiama, l’altra spera delusa che l’Italia ascolti.


Con l’augurio di un anno 2014 pieno di belle notizie, Vi saluto.




Angels Fita

Per altre informazioni, Vi rimando a

http://blogs.mediapart.fr/blog/stephane-riand/051213/lettre-ouverte-aux-journalistes-suisses-et-tous-les-autres

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lunedì 16 dicembre 2013

E inoltre, negazionisti

Ciutadans, PP e UPyD (partiti spagnolisti, di destra e estrema destra) hanno denunciato alla Procura il Congresso di Storia “Spagna contro Catalogna: uno sguardo storico (1714-2014)”, promosso dall’ Istituto di Studi Catalani e dal Centro di Storia Contemporanea della Catalogna. Il fatto è gravissimo. Si tratta di un simposio accademico che, con motivo del Tricentenario, si propone di analizzare l’impatto della repressione dello stato spagnolo sulla Catalogna così come il movimento catalanista di questi ultimi trecento anni. Sarà una riunione rigorosamente accademica nella quale parteciperanno esperti che si sono dedicati a studiare i rapporti tra la Spagna e la Catalogna nel corso della storia. Sorprende e riempie di indignazione che nomi come Josep Fontana, Josep Maria Figueres o Jordi Maluquer possano essere messi in discussione. E, ancora di più, possano essere oggetto di rappresaglie per voler fare il proprio lavoro, che è semplicemente quello di divulgare i fatti del passato.

E questa è la chiave della questione: i fatti. PP, Ciutadans e UPyD possono essere disturbati dal tono del dibattito o considerare che il simposio non doveva essere intitolato così ma i fatti sono indiscutibili e devono riconoscerlo. Non farlo, negarli, è gravissimo. La repressione contro i Paesi Catalani da parte dello stato spagnolo non si può negare senza mancare alla verità storica più elementare. E pretendono negarla, solo in nome – ad a favore- della loro ideologia. Questo è un tentativo di sminuire illegittimamente, e contro tutto quello che insegna il lavoro scientifico, la storia del nostro paese. Come quelli che negano l’Olocausto o i Gulag.




Possono essere interpretati questi fatti soggetti a studio? Si. Ed è questo quello che vuol fare il congresso. Si potrebbero interpretare da un altra angolazione radicalmente diversa? Si. Basta che loro organizzino un congresso, che nessuno si sognerà di vietare, e che trovino degli scienziati disposti ad aiutarli, cosa impensabile. Impensabile perchè questa non è la questione nè la loro intenzione. A loro, a Ciutadans e UPyD, al PP ed al PSC, a Margallo ed a tutti quelli che sorprendentemente si sono inmischiati nell’argomento, non disturba solo il titolo ma i contenuti. E questo è particolarmente grave perchè supera una barriera, quella delle minacce all’accademia, che non si può oltrepassare senza minacciare i diritti basici delle società ed i fondamenti sensibili della pratica scientifica.




Nell’attuazione quotidiana, PP, Ciutadans e UPyD praticano una modalità propria del negazionismo, e questo è reso ben palese in questo caso. Pretendono di dire che non è successo quello che è successo perchè va contro il loro progetto politico e le loro aspirazioni. Ma tutto quello che spieghiamo e che disturba loro tanto, è successo effettivamente. Ci è successo fisicamente, persino anche a noi. Io stesso sono nato sotto il regime franchista e sono stato schiaffeggiato a scuola perchè mi uscivano spontaneamente espressioni valenziane. Non parlo del XVII secolo ma di “qualche” giorno fa. E il fatto che succedevano queste cose, che succedevano a molti di noi quando eravamo a scuola, non possono negarlo questi politici senza fare un torto alla verità. Come non possono negare tante altre cose: l'entrata a ferro e fuoco delle truppe franchiste, abolendo la legalità repubblicana ed autonoma, la biblioteche catalane bruciate, a cominciare dalla Pompeu Fabra, la fucilazione del presidente catalano Companys, la persecuzione dei partiti politici catalani. E così possiamo andare a ritroso per trecento anni di repressione contro i catalani.


Vicent Partal

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domenica 15 dicembre 2013

Preparatevi ad uscire in piazza


Cominciate a prepararvi per andare in piazza. Tutte le volte che sarà necessario. Perchè lo sarà. La classe politica ha fatto quello che doveva fare e ha portato a compimento il primo compito che avevamo chiesto: adesso c’è la data e la domanda/e. Ma se ascoltate le dichiarazioni che arrivano da Madrid è chiaro che la frittata tornerà a capovolgersi e sarà la società civile a dover accompagnare nuovamente il processo puntellando la nostra classe politica tornando in piazza quando occorra. Pérez Rubalcaba diceva l’altro ieri testualmente, in privato di fronte a un gruppo di giornalisti, che sarebbero spuntati i capelli sulla sua calvizie prima di autorizzare la consultazione, e Mariano Rajoy insiste giorno dopo giorno dicendo che la Costituzione è intoccabile e che prima avrebbe commissariato l’autonomia anzichè permettere il referendum. E ieri stesso la maggioranza dei media scritti e digitali della profonda Spagna esigevano –che non è la stessa cosa di raccomandare od opinare– a Rajoy che faccia subito un passo avanti e ritiri immediatamente alla Catalogna le competenze in materia di sicurezza e di educazione, senza rendersi conto che già il ministro Wert lo sta facendo, su questo ultimo punto, con una legge. E adesso alcuni chiedono l’inabilitazione di Mas. E non è da sottovalutare. L'apparato esecutivo, legislativo, giudiziario ed economico dello Stato si è messo in moto –di fatto, già lo era– e soltanto la società civile lo potrà evitare. Perchè, come potranno andare contro centinaia di migliaia di persone? Preparatevi, che dovremo tornare in piazza. Perchè non è la stessa cosa denunciare un presidente ai tribunali, o fare che il Tribunale Costituzionale detti una sentenza come quella sullo Statuto, che andare contro due milioni di persone che sono uscite in piazza. Non posso combattere contro questo. Quando la democrazia torni ad uscire in piazza e lo faccia con la stessa illusione con cui lo ha fatto finora, non potranno farci niente. Scaldate i motori.

Xevi Xirgo – Avui.cat


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La menzogna come struttura di stato

'Rajoy comanda al PP di evitare lo scontro con la Catalogna. I popolari sono arrivati alla conclusione che gli scontri alimentano il sovranismo. Il PP eviterà i clamori. Questo era un titolare de “La Vanguardia” dello scorso 2 ottobre e si parlava di una 'nuova strategia di Rajoy verso la Catalogna'. Lo avevano verificato nei mesi e la Via Catalana aveva confermato il fallimento. I sondaggi sono, uno dietro l’altro, inappellabili. Gli ultimi indicano più di un 80% a favore di un referendum ed il “si” duplica il “no”. Con il PP ed il PSC che affondano.


L'unionismo ha commesso molti errori, ma il più basilare è stato quello della propaganda, che adesso si chiama (ma loro non lo sanno) 'comunicazione'. Lo aveva spiegato Miquel Sellarès (politico): le guerre del secolo XXI non si fanno con le armi ma con i servizi d’intelligence. Quando un quarto della popolazione va in piazza contro quello che hai annunciato per anni in regime di oligopolio significa che stai perdendo la guerra per semplice stupidità.


Il potere mente sempre, ma nel caso dello stato spagnolo verso la Catalogna hanno superato ogni limite. I politici mentono sempre ma la politica non si può edificare sull’inganno sistematico. Quando l’incantesimo diventa una struttura di stato, lo stato fallisce. Si può ingannare tutti per un periodo di tempo, e ad alcuni per sempre, ma non si possono ingannare tutti per sempre, come diceva Abramo Lincoln.


L'errore degli “spagnolisti” è che hanno fabbricato una propaganda più per il consumo interno che per i catalani, sui quali presuntamente doveva influire. Una bocciatura piena al test d’ingresso di qualsiasi scuola di pubblicità. L'esempio perfetto lo dà uno spot che il partito unionista (fascista) UPyD diffuse durante la campagna per le elezioni catalane, postato su YouTube come 'Parodia e scherno dell’ indipendentismo catalano'. Si è trattato proprio di questo, di una parodia e di uno scherno, ridicolo, inverosimile, insultante, impossibile da mandare giù per un catalano, per quanto unionista egli possa essere. Un’aggressione all’intelligenza che riesce ad ottenere l’effetto contrario a quello perseguito.


Il PP è stato incapace di imparare la lezione dopo essere finito 8 anni all’opposizione per la bugia delle 'due strade investigative' dopo gli attentati ai treni di Madrid. Il PSOE è stato incapace di imparare che negare la crisi non l’avrebbe occultata e, soprattutto, non l’avrebbe evitata. Il sonoro tradimento subito dai catalani quando Felipe Gonzalez disse: 'rispetterò lo Statuto...' ha ancora delle conseguenze per il PSC. E’ stata l’inerzia di alcuni politici che non hanno saputo leggere i nuovi tempi e, soprattutto, i nuovi tempi in Catalogna. E’ una mancanza di capacità politica ma, è anche mancanza di cultura democratica. E’ indifferente cosa pensa il cittadino: l’idea è controllare, tutto si può reindirizzare, la demoscopia è la base ed i mezzi di comunicazione sono lo strumento per inoculare.


Si può costruire qualcosa di positivo e duraturo, si può costruire uno stato, sull’iperbole costante? Qualcuno che si vanta sempre non ha nessuna autorevolezza per proporre nulla. Personaggi sinistri, caricature di sè stessi, che le hanno sparate su tutto e tutti, pretendono di essere credibili contro la Catalogna. Individui odiati dall’opinione pubblica, maestri dell’assurdo, come Aznar, come Bono, come Guerra, come Morago, come Rodriguez Ibarra, hanno incitato la catalanofobia senza considerare che la semplice visione della loro faccia crea anticorpi.


Lo hanno praticato durante così tanti anni che hanno perso la consapevolezza dell’esagerazione. Ne hanno dette senza ritegno, senza controllo, sapendo che tutti sanno che mentono e non cercano neanche di dissimulare: accuse di nazismo e di terrorismo, della lingua valenziana (in realtà variante del catalano) si dice che ha origini nella lingua ibera (cioè prima dell’avvento del latino), l’unità dello stato ha tremila anni, o quattromila... Il genio di Millo (PP) ha espettorato che la Catalogna si auto-escluderà dal pluralismo e dall’umanesimo se va via dalla Spagna.


Sono state menzogne ovvie, rozze, che feriscono la sensibilità dei destinatari, ma soprattutto sono state menzogne senza un minimo d’intelligenza. Hanno usato una strategia non solo inadeguata alla società globale della comunicazione, ma precedente alla televisione. Argomentazioni per la vecchia radio, quando il ministro della Propaganda Goebbels poteva avere successo con i suoi famosi principi. Ma una menzogna ripetuta cento volte non diventa verità, solo è cento volte ridicola quando mille canali diversi offrono altri punti di vista. E Goebbels incitò i cristiani contro gli ebrei ma non gli ebrei contro sè stessi, un altro errore fondamentale.


Non hanno capito nulla. Confrontano gli schemi del franchismo con una rivoluzione liquida, nettamente contemporanea, molto partecipativa, molto tranquilla, molto cerebrale, nella quale centinaia di migliaia di persone si prendono la briga di andare a votare (2010) una domenica con delle urne costruite alla buona, o vestono i balconi e le strade con bandiere, o comprano in massa una lotteria alternativa a quella statale, o s'iscrivono con cura in una pagina web e, ordinatamente, vanno nel posto assegnato in una manifestazione chilometrica. Non si tratta di semplici dimostrazioni collettive ma di azioni complesse di sovversione responsabile e coordinata. Questa è una rivoluzione delle classi medie, dei professionisti, del’'avanguardia sociale, colta. E questo si vuole combattere con l’insulto, le buffonate, la provocazione e la repressione. La Catalogna vive la rivoluzione delle stelle e loro blandiscono una costituzione superata, anacronica.


Quando le grandi udienze scoprono che la menzogna è sistematica ed ubiqua, automaticamente restano vaccinate. Le prime pagine del giornale La Razón o di ABC fanno ridere. Pubblicano la fine del mondo e la gente ride e vanno a finire nelle trasmissioni comiche. E devono stare attenti alcuni giornali catalani perchè il lettore di oggi non si lascia più abbindolare senza costi. Lo disse il vecchio militante socialista Jaume Sobrequés quando cominciarono ad apparire proposte insostanziali per dividere i catalani. 'Il federalismo è una menzogna, in trent’anni nel partito PSC non ne abbiamo mai parlato.' Il confederalismo è una menzogna, la Dichiarazione di Granada del PSOE è una menzogna, l'appello alla moderazione è una menzogna. E’ una menzogna che Alberto Fabra chiuda il Canal 9 (televisione in catalano della regione valenziana) per salvare le scuole o gli ospedali, è una menzogna il bilancio statale del ministro Montoro, sono una menzogna i treni per i pendolari, è una menzogna la paura....


L’inganno è diventato strutturale. Ed arriva un momento in cui tutto cade nello stesso sacco, la 'relaxing cup of café con leche', la piattaforma Castor, i germogli verdi (che facevano intravedere la fine della crisi), le bilance fiscali, la TAV, le autostrade radiali, il corridoio centrale (versus quello mediterraneo approvato dall’UE)... La frode è cosmica. I politici spagnoli hanno acceso la centrifuga dell’inganno ed in Catalogna il numero degli indipendentisti continua a crescere, perchè l'alternativa è molto reale invece.


Quando la distorsione e l’esagerazione sono la norma, e tutta una collettività --la spagnola—vi partecipa allegramente, non c’è intesa possibile e si finisce per scoppiare. Xavier Rubert de Ventós (filosofo, scrittore e politico) manifestò all’inizio del processo che di gente come questa non ne voleva sapere, voleva tenerli il più lontano possibile. Fanno paura, causano ribrezzo.


E’ il falllimento della manipolazione come è stata intesa durante queste ultime decadi. Non hanno saputo costruire un discorso nuovo e stanno morendo con la transizione, un’altra menzogna. Adesso si rendono conto che hanno sbagliato strategia ma tutti sanno che proporranno solo altre menzogne. La mano aperta è una menzogna e le minacce sono anch’esse bugie. La forza che vantano è una menzogna e quando arriverà lo scontro dei treni vedremo che i castelli spagnoli sono un miraggio. Perdute le proporzioni, fuori da ogni contatto con la realtà, la Spagna da tempo è diventata un ologramma per i catalani.




Eugeni Casanova - 26.11.2013 - Vilaweb


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Mariano Rajoy: «Vi garantisco che la consulta non si celebrerà»

Il presidente del governo spagnolo chiude la porta a qualunque possibilità di trattativa dell’accordo sulla data e le domande

Il presidente del governo spagnolo, Mariano Rajoy, ce l'ha molto chiaro, la consulta accordata oggi per i partiti catalani definiti come favorevoli all'auto determinazione, “la consulta non si celebrerà”. Così lo ha detto, di fatti lo ha “garantito”, in una conferenza stampa nel corso della quale ha segnalato che la consulta "è radicalmente contraria alla Costituzione e si scontra frontalmente contro il fondamento stesso della Costituzione, la indissolubile unità della nazione spagnola”.

Inoltre, Rajoy ha indicato che il governo spagnolo “non può né autorizzare né concordare su nulla che sia di proprietà di tutti gli spagnoli”,  visto che "aspetta solo a tutto il congiunto dire che cosa è Spagna e come si organizza”. "Né io né nessun capo di governo può cedere, permettere o consentire che si privi agli spagnoli dei diritti  che le leggi e la Costituzione gli garantiscono”, ha aggiunto.


Inoltre, Rajoy ha chiuso la porta a qualsiasi dialogo assicurando che è “fuori di ogni discussione e negoziazione” la possibilità di accettare la consulta, e ha richiamato alla “responsabilità del presidente della Generalitat di compiere il compromesso di non violentare le leggi".

Il presidente del governo spagnolo (del Partito Popolare) ha voluto sottolineare, inoltre, che la sua coincidenza in questa questione con Alfredo Pérez Rubalcaba (segretario generale del Partito Socialista Operaio Spagnolo), "è totale".


Fonte: Nació Digital

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venerdì 13 dicembre 2013

La domanda del Referendum sull'indipendenza della Catalogna

La domanda del referendum, sarebbe in realtà composta di due quesiti:

1) una prima parte chiederebbe ai cittadini catalani:
 "Volete voi che la Catalogna sia uno Stato?",

2) la seconda preciserebbe:
 "Volete voi che la Catalogna sia uno Stato indipendente?".

La domanda doppia è stata pattuita per consentire di comporre le diverse sensibilità presenti nell'opinione pubblica e nei partiti catalani: alcuni sono infatti favorevoli a uno stato nell'ambito di una confederazione o federazione spagnola.

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