mercoledì 12 giugno 2013

Gli 'uomini in nero' del FMI si riuniscono con Mas-Colell (consigliere di economia del governo catalano)

Lo stesso lunedì, il giorno in cui atterravano in Spagna per esaminare l’economia, gli uomini in nero del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sono andati a Barcellona per assistere ad una riunione con il consigliere di Economia e Sapere della Generalitat, Dott. Andreu Mas-Colell, e valutare di prima mano -senza intermediazioni di Madrid- i conti catalani.
All’incontro hanno assistito i tecnici del FMI, il consigliere catalano ed i tecnici del dipartimento di Economia. Secondo quanto spiegato a questo giornale (ARA) da una portavoce del consigliere, è stata "una riunione sulla situazione economica e politica" della Catalogna. Le stesse fonti, che non hanno voluto dare altri dettagli sul contenuto dell’incontro, hanno sottolineato che il Governo (catalano) valuta "molto positivamente la possibilità di poter avere un contatto diretto con le istituzioni internazionali".
Allo stesso modo, il Ministero di Economia spagnolo abbassato i toni sulla visita degli uomini in nero assicurando che questi incontri "non sono una novità", visto che i tecnici del FMI preferiscono esaminare in loco alcuni territori durante le loro spedizioni. Senza allontanarsi troppo, la delegazione del FMI che in questi giorni sta controllando l’evoluzione dell’economia spagnola si recherà anche a Valencia ed in Andalusia.
 

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martedì 11 giugno 2013

RENFE come esempio

Una delle grandi decisioni a breve termine che si potrebbe prendere in questo paese, se è posssibile legalmente, sarebbe di cedere la gestione dei treni pendolari a la SNCF francese o ad altre compagnie come quella italiana o tedesca. L'impatto che sta avendo questa possibilità, sulla quale la Generalitat lavora da tempo, è enorme e molto positivo.
La RENFE, che durante tanti anni ha maltrattato gli utenti pendolari e quelli della linea di Vic, ha reagito con un nervosismo sconosciuto finora. E vedrete che presto annuncerà investimenti per dimostrare che è degna di offrire il servizio. Il sovranismo è anche il miglior modo per svegliare lo Stato che ancora ci amministra, per evitare che ci strozzi definitivamente.
Un giorno qualcuno studierà il perchè lo Stato spagnolo è così inefficace, così maldestro nel funzionamento, così irrazionale nel prendere decisioni strategiche. Tanto che pochi in Europa si fidano.

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domenica 9 giugno 2013

Allarme a Madrid per il nuovo ambasciatore americano


 
 
La nomina del nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Spagna, James Costos, che sostituirà prossimamente l’attuale cancelliere Alan D. Solomont, ha generato allarme nei settori conservatori spagnoli che vedono in Costos un pericolo per “La Fiesta Nacional” ed un possibile alleato della Catalogna. Di fatto Costos, festeggió la proibizione dei tori nella Catalogna del 2010, l’iniziativa della Catalogna ebbe una grande ripercussione nei circoli progessisti e di difesa degli animali negli Stati Uniti. Il nuovo ambasciatore, ex-vicepresidente della multinazionale della comunicazione HBO, aiutò finanziariamente insieme alla 'lobby' gay degli Stati Uniti, la campagna del presidente Barack Obama, cosa questa che ha anche scandalizzato la “caverna” taurina ed omofoba.

Directe

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Storia del Catalanismo (I)


Il catalanismo è il nazionalismo catalano. Un movimento di rivendicazione politica, ma anche culturale, della Catalogna. Non è omogeneo, nè in ambito politico nè in quello culturale, perchè esprime diverse opzioni di autogoverno della Catalogna.

Molti non capiscono, come sia stata possibile l’apparizione del nazionalismo catalano nel secolo XIX come anche in altri paesi europei e, come è possibile che lo abbia fatto in una nazione come la Spagna. La risposta è che in questo secolo XIX, la Spagna è un insieme nazionale non omogeneo. La Catalogna aveva perso le costituzioni e libertà nel 1714, ma la Spagna non era riuscita ad assimilarla per diversi motivi economici e sociali. Durante la nascita ed sviluppo degli stati liberali, in Spagna ci furono delle guerre civili (chiamate Guerre Carliste) tra i partidari dell’assolutismo e quelli del liberalismo e, le Costituzioni liberali furono tanto effimere, che non riuscirono a far sviluppare l’identità nazionale spagnola fino alla seconda metà del secolo XIX. Ma, allora, era già nato un nazionalismo catalano come conseguenza, anche, di una grande modernizzazione industriale in Catalogna. In questo contesto, dalla metà del secolo XIX e con i princìpi liberali politici ed economici, il Catalanismo si sviluppa e continua fino ai giorni nostri.

Valentí Almirall i Llozer (1841-1904): Nacque in una famiglia di commercianti; studiò filosofia e diritto presso l’Università di Barcellona. Padroneggiava il latino ed il greco classico, il francese, l’inglese, l’italiano ed il tedesco. Durante la rivoluzione del 1868 fu direttore del Club dei Federalisti (dal 1868 al 1881 fu militante nel Partito Repubblicano Democratico Federale) e pubblicò le Basi per la Costituzione Federale della Nazione Spagnola e per quella dello Stato Catalano.

Un anno dopo, nel 1869, fondò “Stato Catalano” (Estat Català), (nel mese di luglio a Barcellona; nell’anno 1873 a Madrid). Partecipò anche alla rivoluzione di settembre di Barcellona e, dopo quel fallimento, fu condotto prigioniero nelle Isole Baleari da dove riuscì ad evadere con altri prigionieri. Fu amnistiato alla fine dell’anno.

Ad aprile del 1870 partecipò contro le “quinte” (rivolta popolare di opposizione alla chiamata del governo spagnolo che obbligava i ragazzi a servire nell’esercito). Più tardi, fu uno dei fondatori del settimanale “La Campana de Gràcia” (La rivolta aveva avuto un’ampia rissonanza nel paese di Gràcia e durante quel conflitto la campana suonò continuamente).

Nel 1878, è uno dei fondatori dell’Ateneo Libero (Ateneu Lliure) e pubblicò Gli scritti catalanisti (Els escrits catalanistes). Il 4 maggio del 1879, fondò il primo giornale in lingua catalana,  El Diari Català che uscì fino al 1881. Nel 1880 organizzò il I Congresso Catalanista. Nel 1883, il Centre Català (nato nel 1882) per iniziativa d’Almirall organizza il II Congresso Catalanista.

I congressi catalanisti erano assemblee politiche per discutere l’ideario del nazionalismo catalano. Nel primo, ci fu l’idea del Centro Catalano, il progetto di fondare un’Accademia della lingua e la difesa ed sviluppo del diritto catalano. Nel secondo, si condanna la dipendenza della politica catalana nei confronti della spagnola.

Almirall, intervenne nella redazione della Memoria in difesa degli interessi morali e materiali della Catalogna che fu presentata al re Alfonso XII nel 1885. Questa Memoria di Rimostranze “Memorial de Greuges”, fu presentata da enti economici e culturali catalani che difendevano il commercio ed il diritto civile catalano.

Nel 1886, editò “Lo Catalanisme”. Nel libro spiega i motivi ed i fondamenti scientifici del catalanismo così come le soluzioni pratiche per il nazionalismo catalano.

 
Francesc Bonastre i Santolària.       

Spagnolo

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sabato 8 giugno 2013

Aspettando Rajoy

ESTRAGONE- Che facciamo ora?
VLADIMIRO- Non lo so.
ESTRAGONE- Andiamo via
VLADIMIRO- Non possiamo
ESTRAGONE- Perchè?
VLADIMIRO- Aspettiamo Godot
ESTRAGONE- E’ vero

 



Si tratta di un frammento dell’opera Aspettando Godot, del drammaturgo irlandese Samuel Beckett.  E’ il teatro dell'assurdo, che si potrebbe estrapolare –chiedendo scusa a Vladimiro ed Estragone- alla politica catalana. Si aspetta il dialogo con Madrid per il diritto a decidere, così come questo mercoledì ha rivendicato per l’ennesima volta il nostro presidente Artur Mas. Adesso, però, ci troviamo ad aspettare non sappiamo bene che cosa, visto che la Spagna non ha chiuso la porta perchè non l’ha mai aperta.
Basta solo guardare la reazione di disprezzo verso la Catalogna dell'arrogante ministro Montoro di martedì scorso non per la consultazione, ma semplicemente per la richiesta di un tetto di deficit più flessibile. Diceva che in nessun caso avrebbero dato un limite del 2% di deficit alla Catalogna, e lo diceva tra sorrisi e risatine di superiorità. Al suo scherno si aggiungeva Alicia Sanchez Camacho (rappresentante del PP nella Catalogna) dietro di lui, deliziandosi nel vedere come il suo partito comanda nel paese pur avendo in Catalogna soltanto 19 seggi.
Cerchiamo dialogo e quello che abbiamo è un monologo dei nostri dirigenti. I cittadini capiamo che in futuro, quando il paese agirà senza più cercare l’accordo spagnolo, l'attesa ci avrà dato legittimità all’estero. Il futuro, però, non può eternizzarsi. Il futuro deve diventare presente prima o poi. Come dice Mas, per aggiungere più gente al progetto non si può imprimere un ritmo superaccelerato, ma se il popolo non coglie nessun progresso potrebbe essere controproducente. La 'via crucis' dello Statuto, con sette anni di processo, fu già una sufficiente attesa con un finale troppo doloroso.
Un ritmo più lento, aspettanto ICV, aspettando il PSC, aspettando Rajoy ed il suo governo, aspettando la Spagna ed aspettando gli spagnoli può diventare uno specchio fedele dell’ultima scena di Aspettando Godot, un riflesso dell’assurda inattività:
VLADIMIRO- Allora andiamo?
ESTRAGONE- Andiamo
(E non si muovono. Sipario)

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venerdì 7 giugno 2013

Diplocat esporta il dibattito catalano ai circoli accademici


Il Consiglio della Diplomazia Pubblica della Catalogna (Diplocat) si è proposto di spiegare l’aspirazione catalana di convocare una consultazione sovranista nei principali circoli accademici internazionali. Per farlo, sta preparando un ciclo di colloqui e tavole rotonde che avranno inizio il prossimo venerdì, 7 giugno, a Parigi, nella scuola di diritto dell’Istituto di Studi Politici Sciences Po, una prestigiosa università che ha formato storicamente l'elite politica e diplomatica francese. Ieri, per esempio, Mariano Rajoy vi ha chiuso una giornata sul futuro dell’Europa organizzata dall’Istituto Berggruen, potente think tank del governo francese, dove aveva già parlato lunedì scorso il presidente, François Hollande.

La prossima settimana sarà il turno del caso catalano, che sarà esposto nello stesso spazio –sotto il titolo La legge al servizio della gente: il diritto a decidere della Catalogna– con una notevole aspettativa, se teniamo conto che ieri, dieci giorni prima, c’erano già una cinquantina di assistenti confermati. Esporranno delle tesi, oltre al professore locale Guillaume Tusseau, due catalani che conoscono bene la realtà del paese vicino e, pertanto, potranno adattare meglio il messaggio all’udienza francese. Muriel Casals, presidentessa di Òmnium Cultural, un ente con circa 32.000 soci che è considerato singolare a livello europeo, parlerà dal punto di vista culturale e della società civile. Josep Ramoneda, filosofo ed scrittore, presidente dell'Istituto de Recherche et d'Innovation francese, esporrà come i fatti si sono accelerati dopo il fallito tentativo del nuovo Statuto. Una tavola rotonda con gli europarlamentari Ramon Tremosa (CDC), Raul Romeva (ICV) e Maria Badia (PSC) –il PP ha declinato l’invito–, moderata dal giornalista del giornale Le Monde Patrice De Beer, ex-corrispondente a Londra e Washington, completerà la mattinata, che sarà clausurata dalla professoressa de scienze politiche Astrid von Busekist e la delegata del governo in Francia, Maryse Olivé.

Diplocat sta già lavorando per organizzare giornate simili nei prossimi mesi, la prima delle quali si terrà a Londra dopo l’estate. Se ne stanno prospettando altre in altre parti di Europa, fuori dal continente e, addirittura, in alcune università spagnole, sebbene in questo caso, ci si trova in una fase molto preliminare.

Avui

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martedì 4 giugno 2013

Le diciannove chiavi per l’indipendenza, secondo il Consiglio per la Transizione



Il governo catalano avrà a disposizione nel mese di luglio, le raccomandazioni su come e quando fare la consultazione
Il governo avrà a disposizione, alla fine del mese di luglio, uno studio del Consiglio per la Transizione Nazionale con le raccomandazioni su come fare la consultazione, quando parla e quale domanda formulare. Lo ha annunciato ieri il presidente del consiglio, Carles Viver Pi-Sunyer, che ha spiegato il lavoro che dovrà fare questo organismo nei prossimi mesi: saranno elaborati 19 rapporti, la maggioranza dei quali sui passi che bisognerebbe seguire per avanzare verso lo stato catalano indipendente.
Il primo studio sarà sul momento per convocare la consultazione ed il modo per farla. Pi-Sunyer ha lasciato aperta la possibilità di porre più di una domanda, cioè, che possano essere due o addirittura tre, 'in forma di albero'. 'Analizzeremo anche le garanzie che deve avere la consultazione –ha detto– ed i possibili risultati e conseguenze. E quale può essere la reazione dello stato' A parte dell’analisi giuridica delle opzioni per la convocazione, ha fatto sapere che saranno esaminate anche le strade alternative per poterla fare.

Gli altri diciotto studi saranno consegnati, la maggior parte, alla fine di quest’anno, tra i mesi di ottobre e dicembre; gli ultimi, nel primo trimestre del 2014. Saranno analisi sulle decisioni fondamentali che bisognerà prendere  in previsione che la consultazione ci porti alla costituzione di uno stato indipendente. 'Aiutiamo ad analizzare le strutture previste supponendo un risultato favorevole allo stato indipendente', ha detto Pi-Sunyer, che non ha chiuso la porta allo studio di formule di stato federale o confederale.

Questi sono i diciannove rapporti che si propone di elaborare il consiglio:

1. La strada per la convocatoria della consultazione.

2. I rapporti del nuovo stato con la UE. Ne farebbe parte o no? Se restasse fuori, come potrebbe rientrarvi? Come influenzerebbero gli accordi di Schengen e lo Spazio Economico Europeo?

3. I rapporti de lo stato catalano con la comunità internazionale, dall’ONU fino all’UNESCO, passando per altre organizzazioni internazionali ed analizzando l’influenza che avrebbero i trattati firmati dalla Spagna.

4. I rapporti futuri con lo stato spagnolo. 'Il nuovo stato dovrebbe avere rapporti strettissimi con lo stato spagnolo', ha detto Pi-Sunyer.

5. La successione delle norme giuridiche. 'Il primo giorno del nuovo stato ci troveremmo che l’ordinamento giuridico possiede delle lacune', ha osservato Pi-Sunyer. 'Non avremmo codice penale, legge di preocedura criminale... Dobbiamo prevedere questo. Cosa ne facciamo del codice penale? Dovranno essere ideate formule di remissioni ad altre legislazioni. Ed i contratti con lo stato?'
6. Come fare un processo costituente? Bisogna avere una costituzione. 'Forse un’idea potrebbe essere di fare una costituzione provvisoria e non fare la costituzione catalana subito, la prima settimana', dice il presidente del consiglio, che considera che bisognerebbe raccogliere fin da subito i diritti fondamentali, con remissioni allo Statuto del 2005, ed incorporando decisioni importanti, come la doppia cittadinanza o il riconoscimento delle lingue.

7. Il potere giudiziario in Catalogna. Pi-Sunyer si è chiesto: 'Quanti giudici avremo e quanti segretari di giustizia? Bisogna assicurare che potrà essere amministrata la giustizia fin dalla prima settimana. Che facciamo con i processi pendenti nei tribunali di competenza spagnola? Come affrontiamo l’esecuzione delle sentenze da questi tribunali? Avremo bisogno di un organo di governo del potere giudiziario.
8. Sicurezza interna ed internazionale.

9. Amministrazioni settoriali, come l’amministrazione elettorale.

10. Questioni economiche, come la finanza pubblica, i sistemi per riscuotere tasse e tributi.

11. La definizione di un’Agenzia Tributaria catalana.

12. Le istituzioni finanziarie, come la banca centrale ed il mantenimento dell’euro.

13. Le agenzie ed organismi regolatori che dovrebbe avere, alcuni dei quali richiesti dalla UE.

14. La ripartizione degli attivi ed i passivi che si dovrebbe fare tra la Generalitat e lo stato spagnolo, incluso il debito.

15. Gli effetti dello stato proprio nei rapporti commerciali tra Spagna e Catalogna.

16. Il funzionamento della previdenza sociale catalana.

17. Come assicurare la fornitura di energia e di risorse idrauliche  fin dal primo momento dell’indipendenza.

18. La definizione dello spazio delle telecommunicazioni.

19. L’internazionalizzazione del processo.

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lunedì 3 giugno 2013

Tre catalani percorreranno gli Stati Uniti per spiegare il diritto a decidere

Tre amici del comune di Olesa de Montserrat iniziano oggi l’avventura di percorrere gli Stati Uniti “coast to coast” con un obiettivo concreto: diffondere la volontà del popolo catalano di decidere il proprio futuro. Oggi atterrano a New York e, durante tre settimane, viaggeranno per una ventina di stati americani. Registreranno tutto e da questo viaggio verrà editato un documentario che è previsto possa essere proiettato nel prossimo autunno.

Dicono che hanno deciso di seguire le istruzioni della Dichiarazione di Sovranità approvata dal Parlamento della Catalogna, la quale 'incoraggia l’insieme dei cittadini ad essere attivi e protagonisti di questo processo democratico dell’esercizio del diritto a decidere'. E considerano che bisogna internazionalizzare il processo, non solo in Europa. 

Hanno previsto di consegnare ai campidogli di ogni stato visitato la dichiarazione di sovranità del parlamento ed una maglietta del Barça. 'Se la Catalogna ha un attivo così potente come il marchio del Barça, perchè non dobbiamo usarlo? Bisogna approfittarne per trasmettere al mondo la realtà del popolo della Catalogna', dicono. 

Il viaggio che oggi comincia si può seguire attraverso un blog. Inoltre, hanno aperto un sito dretadecidir.com, per diffondere anche la realtà catalana 'rispettando tutte le posizioni, tanto quelle favorevoli all’indipendenza quanto quelle contrarie'. 
 
 







Vilaweb

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domenica 2 giugno 2013

Rating del debito sovrano della Catalogna: Credito finanziario dello Stato Catalano

Il debito sovrano della Catalogna è direttamente negoziato dal governo della Generalitat con il mondo finanziario e se ne fa garante. Non include pertanto il debito negoziato dallo Stato Spagnolo del quale quest'ultimo è l'unico responsabile.
La capacità di ottenere prestiti e il relativo tasso di interesse, dipende direttamente dalla valutazione che il  mercato fa della Catalogna e del suo governo. In concreto ci sono cinque fattori chiave che influenzano l'analisi del debito sovrano: efficienza istituzionale e rischi politici, struttura economica e prospettive di crescita, liquidità estera e propensione internazionale agli investimenti, esercizio fiscale e flessibilità incluso il peso del debito e, finalmente, la flessibilità monetaria.
La Catalogna come stato indipendente avrebbe un rating creditizio molto differente di una Catalogna nelle vesti di Comunità Autonoma di Spagna. Per calcolarlo, il CCN ha confrontato gli indicatori precedentemente citati con quelli di altri stati indipendenti simili a un futuro Stato Catalano. Questo calcolo assegna alla Catalogna una qualifica tra AA e AAA. I Paesi con rating compreso fra AA e AAA+ pagavano nel 2012 un tasso di interesse prossimo al 2,5%, molto inferiore agli interessi fra il 4% e il 6% che paga attualmente la Catalogna.
Se analizziamo otto Paesi europei con popolazione e PIL pro capite simili a quelli della Catalogna (Norvegia, Svizzera, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca, Belgio e Finlandia), tutti hanno un rating compreso fra AA e AAA (la maggioranza vanta la tripla A), assegnati dalle tre principali agenzie di rating (S&P, Fitch e Moody's). La Catalogna invece, come Comunità Autonoma e quindi senza raccolta diretta delle imposte, ha un rating pari a BBB-, molto prossima alla qualifica di debito spazzatura; la Spagna, raccogliendo il 95% delle imposte catalane, ha un rating di BBB.
Il PIL pro capite catalano è 17 punti sopra la media europea, superiore a quello della Finlandia (AA+). Senza il deficit fiscale attuale, il PIL pro capite catalano sarebbe superiore a quello danese, svizzero e austriaco e poco sotto quello olandese.
La legislazione catana è rispettosa della proprietà ed ha strumenti di sicurezza giuridica e di controllo societario direttamente dipendenti dalla UE e comparabili ai Paesi occidentali più avanzati.
La Catalogna ha un debito proprio molto ridotto e quindi vanta un'elevata solidità finanziaria. Nel 2011, la Catalogna ha incassato mediante imposte il 31,2% del PIL, una quantità relativamente bassa e pertanto sarebbe possibile aumentare la pressione fiscale. D'altro canto, le spese delle amministrazioni in beni e servizi rappresenta solo una piccola parte del PIL e quindi appare difficile ridurre ulteriormente tali voci di spesa.
Se la Catalogna diventasse Stato, potrebbe farsi carico di una parte del debito spagnolo, ma si troverebbe ancora in una posizione migliore dell'Austria e del Belgio (AAA e AA+). Bisogna anche tener conto che il recupero del deficit fiscale permetterebbe alla Catalogna di rientrare da tale debito con una certa rapidità.
La Catalogna, tra il 2001 e il 2009 ha vantato un tasso di crescita più stabile della Danimarca, Svezia e Finlandia (tutte triple A). Durante il 2009, quando tutti i paesi soffrivano di una decrescita economica, la Catalogna vantava ancora un andamento più favorevole della Finlandia, Austria e Danimarca (AAA). Pertanto è lecito sperare che la Catalogna seguiti ad essere un'economia capace di generare ricchezza. La crescita delle esportazioni del settore industriale negli ultimi anni, con tassi simili a quelli della Germania, conferma la globalizzazione competitiva dell'economia catalana.
La Catalogna ha un elevatissimo tasso di disoccupazione, ma come stato indipendente il CCN ha calcolato che potrebbe scendere sotto il 7%, megli che la maggioranza dei paesi presi in esame. Questa transizione potrebbe essere lenta, intorno ai 5 anni, e questo potrebbe essere d'ostacolo ad una buona valutazione nell'immediato. L'abbassamento del carico fiscale avrebbe effetti benefici addizionali sul PIL e ridurrebbe la disoccupazione.
Il principale problema per la finanza è il debito privato. La Catalogna è una di quelle nazioni europee che vanta tra i migliori livelli di debito privato rispetto al PIL. Il debito pubblico dello Stato Catalano potrebbe aumentare se accetta di farsi carico di una parte del debito spagnolo (arriverebbe intorno al 60% del PIL).
Per quanto riguarda il fronte dei prezzi, la Catalogna ha sofferto di un'inflazione relativamente bassa ma poco stabile, fattore che influisce negativamente sul rating del Paese.
Sul grado di apertura alle esportazioni, lo Stato catalano assommerebbe anche il commercio verso la Spagna, che rappresenta oggi la metà delle vendite all'estero. Questo posizionerebbe  la Catalogna tra i Paesi più esportatori e permetterebbe di avere una bilancia dei pagamenti positiva.
Concludendo, tenendo conto di tutti questi fattori, il CCN valuta il possibile Stato Catalano potrebbe beneficare di un credito internazionale più che buono, e di un rating tra AA e AAA.



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sabato 1 giugno 2013

La fine della menzogna



Quante aziende hanno chiuso a causa de l'espoliazione fiscale, quanti catalani sono rimasti disoccupati per questo motivo?.
Il Consigliere catalano di Economia, Andreu Mas-Colell, ha reso pubbliche ieri le bilance fiscali della Catalogna con la Spagna nel 2010, evidenziando che, pur nella crisi, il deficit fiscale si è mantenuto molto elevato, circa 16,543 miliardi di euro equivalenti al 8,5% del PIL catalano. I dati sono durissimi, perchè in un momento di cirsi sarebbe logico che il deficit fiscale avesse la tendenza a diminuire, dato che si incassano meno imposte. Questo dimostra la menzogna che rappresenta scollegare il processo di sovranità dalla lotta contro la crisi. Non esiste un paese che possa portare a termine una politica di recupero economico con strumenti precari e con una espoliazione annua equivalente al 8,5% del PIL, il più altro di Europa. Che addirittura si presenti la  Catalogna come una mendicante perchè adesso chiede la flessibilizzazione del deficit è puro cinismo, ancor di più perchè l’argomento lo diffondono le autonomie sussidiate. Il sistema si è esaurito, stà colpendo in forma grave non soltanto la Generalitat ma l’insieme dell’economia catalana. Quante aziende hanno chiuso a causa de l’espoliazione fiscale, quanti catalani sono rimasti disoccupati per questo motivo? .




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