lunedì 23 marzo 2015

La persecuzione politica di un giudice catalano

I giudici e magistrati spagnoli sono organizzati in svariate associazioni professionali, giacché per legge non possono apppartenere a nessun sindacato. Queste associazioni hanno assunto il ruolo tradizionale di proteggere i diritti e le condizioni di lavoro dei giudici. Però il carattere ideologico dei giudici all'interno di queste organizzazioni è molto marcato e presente. La principale associazione per numero di affiliati è di tendenza conservatrice e vicina al Partito Popolare, che governa attualmente in Spagna. L’associazione più affine al pensiero socialdemocratico, di carattere progressista e sociale, raggruppa i suoi affiliati sotto il nome di giudici per la Democrazia e rappresenta solo il 10% dei 5.700 giudici spagnoli.



Santiago Vidal è un giudice catalano specializzato in diritto penale, e magistrato dell'Audienza Provinciale di Barcelona con una lunga e riconosciuta traiettoria professionale. Inoltre è professore di diritto penale e criminologia all'Università Autonoma di Barcelona. Si è convertito in una personalità mediatica, specialmente in Catalogna, dal momento che oltre a essere stato portavoce dell’Associazione dei giudici per la Democrazia in Catalogna durante molti anni, ha spiccato per il carattere progressista di sentenze dettate contro la discriminazione razziale o sessuale e per la protezione ai minori. D'altro lato, è stato un fermo difensore dell'uso del catalano nella magistratura, con diverse pubblicazioni al riguardo, un tema molto rilevante in Catalogna. Ed è, inoltre, un dichiarato difensore del diritto d'autodeterminazione e dell'indipendenza della Catalogna.


Però oggigiorno il giudice Vidal non può più esercitare la sua professione di giudice. Lo scorso 26 febbraio è stato sanzionato dal Consiglio Generale del Potere Giudiziale (CGPJ), l’organo di governo della giustizia spagnola, con una sanzione d'inabilitazione dallo stipendio e dal lavoro per tre anni. 

Il motivo del severissimo castigo applicato è che il giudice Vidal ha liderato un gruppo di lavoro (formato anche da altri giudici che rimangono anonimi per evitare rappresaglie e da giuristi dell’ambito accademico) che ha redattato in forma congiunta una bozza di costituzione d’una eventuale Repubblica Catalana. Si accusa il giudice Vidal d’una colpa disciplinaria molto grave di vulnerazione del dovere di lealtà verso la Constituzione spagnola e di slealtà al Regno di Spagna, per plasmare in un testo i suoi pensieri e convinzioni in forma di una ipotetica costituzione e per partecipare pubblicamente in atti a favore dell'indipendenza della Catalogna.

Questa decisione contiene una evidente motivazione politica e repressiva contro pensieri affini all'indipendenza della Catalogna. È necessario sottolineare che il CGPJ non è un organo indipendente del potere politico, giacché 20 dei suoi 21 membri sono scelti dal potere legislativo, il Congresso dei Diputati e il Senato spagnolo; perciò i rappresentanti di tendenza conservatrice e vicini all’attuale Governo di Spagna sono la maggioranza nel CGPJ. Risulta paradossale che questa sanzione di tipo politico provenga dal CGPJ, organismo la cui funzione principale è precisamente quella di garantire l'indipendenza dei giudici e magistrati di fronte agli altri poteri dello Stato. Il risultato della votazione dei membri del CGPJ è stato molto controverso e riflette l’allineamento ideologico dei suoi membri: 12 a favore (conservadori e nominati dal Partito Popolare) e 9 contro (progressisti e nominati dagli altri partiti, PSOE, IU e PNV). Un giudice è stato sanzionato per esprimere la propria ideologia politica nell'ambito della libertà d’espressione, da altri giudici che hanno votato in modo unanime secondo il proprio posizionamento ideologico e il posizionamento politico dei partiti che li hanno nominati nel CGPJ, contradizione che è un vero sproposito in se stessa. Oggi più che mai, possiamo dire che la separazione di poteri non esiste, che il pensiero di Montesquieu rimane lettera morta in Spagna.

A nulla è servito che la redazione della bozza di costituzione catalana sia stata un esercizio intellettuale di creazione giuridica, realizzata su iniziativa propria dei redattori, senza essere stata incaricata da nessuno, senza che sia destinata a un qualsiasi uso concreto o di assessoramento per una qualsiasi entità pubblica o privata e senza aver ricevuto una retribuzione di qualsiasi tipo. A nulla è servito che sia stata elaborata nel più stretto ambito privato, particolare e personale del cittadino Vidal, fuori dall'orario di lavoro, senza che abbia interferito in nessun caso con l'esercizio dell'eccellente mansione professionale che gli viene riconosciuta. 

Questa sanzione risulta essere una persecuzione inquisitoriale di tipo politico, che attenta ai diritti fondamentali del giudice e cittadino Vidal, che attenta ai diritti di pensiero, d’opinione e d’espressione che sono riconosciuti dalla stessa Costituzione spagnola, dalla Carta dei Diritti Fondamentali della UE e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Inoltre questa sanzione attenta anche al diritto di creazione giuridica del giudice Vidal.

La stessa organizzazione di Giudici per la Democràcia, che non si può considerare per nulla indipendentista né catalanista (è una associazione di giudici di tutto il territorio spagnolo), ha considerato che la sanzione per il fatto di esprimere determinate opinioni non ha precedenti nella Spagna democratica, che risulta del tutto sproporzionata e che ci riporta ai peggiori momenti di intolleranza istituzionale verso le opinioni aliene (ai tempi della dittatura franchista), secondo quanto emerge da un comunicato dello scorso 12 febbraio che si può consultare nella web di questa associazione.

La politicizzazione del sistema giudiziale spagnolo è un fatto riconosciuto. Lo scorso 11 marzo di quest'anno la Comissione Europea per l’Efficacia della Giustizia (Cepej) ha pubblicato uno studio sulla qualità del sistema giudiziale europeo. Secondo questo studio, la Spagna è il terzo paese della UE in cui la percezione dell'indipendenza giudiziale rispetto agli altri poteri è più bassa. La Spagna ha ottenuto una qualificazione di 3,2 nella percezione della indipendenza giudiziale nel 2013/2014, che comporta un peggioramento rispetto al 4,0 ottenuto nel 2013/2012 e il 3,7 del 2012/2011. D'altro canto, la Spagna occupa il posto 97 nel ranking internazionale che analizza la situazione di 144 paesi.

Non c'è dubbio che il giudice Vidal, che si caratterizza per il suo spirito di giustizia e di lotta, ricorrerà a tutte le istanze possibili, fino ad arrivare, se necessario, al Tribunale Europeo dei Diritti Umani di Strasburgo, dove lo Stato spagnolo è stato condannato negli ultimi anni troppe volte per non rispettare i diritti fondamentali dei suoi cittadini.

Leggere in inglese, francese e spagnolo
Traduzione di Paolo Pellegrino

Leggi di più »

sabato 6 dicembre 2014

6 dicembre, Festa della Costituzione spagnola

Il governo di Catalogna, una legittimità storica e democratica


Nell’attuale processo catalano verso l'indipendenza política e di fronte all’attitudine negazionista del governo di Madrid – e della maggioranza della classe politica spagnola-, c'è chi ha voluto centrare il dibattito esclusivamente tra la legittimità da un lato e la legalità dall'altro, ovviando quasi sempre che questo è anche un dibattito...
Leggi di più »

Essere liberi di decidere, decidere di essere liberi


Ricordo una volta un’intervista ad un insigne imprenditore catalano che ha sempre tenuto molto presente la responsabilità sociale corporativa che spesso si utilizza come mero strumento di marketing privo di anima. Quell’imprenditore assicurava che “noi esseri umani siamo condannati ad essere bravi ragazzi”. Mi è venuta in...
Leggi di più »

Costituzione

In mezzo a tanti scandali che sta vivendo in questo momento la giustizia spagnola, curiosamente al Consiglio Superiore della Magistratura (Consejo General del Poder Judicial) li è venuto in mente di chiamare a dichiarare il giudice Santiago Vidal, dopo la redazione di una bozza di costituzione catalana. Vidal, con un gruppo di altri giuristi, sta redigendo quello che dovrebbe essere una bozza per una costituzione della Repubblica...
Leggi di più »

Le opcione giuridiche: Cinque vie legali e democratiche


In un’intervista pubblicata da sei grandi testate europee contemporaneamente, il presidente del governo spagnolo ha affermato tassativamente: "Non voglio, ma inoltre non posso [...], autorizzare un referendum [in Catalogna] per la semplice ragione che la sovranità nazionale spetta al popolo spagnolo". Queste dichiarazioni sono, per...
Leggi di più »

Miquel Roca dice che "nemmeno un solo articolo" della Costituzione impedisce di convocare una consultazione 


L'ex-dirigente del partito CiU, giurista e uno dei padri della Costituzione spagnola, Miquel Roca Junyent, ha affermato che nel testo costituzionale "non c’è niente, nemmeno un solo articolo" che impedisca di convocare una consultazione in Catalogna per decidere il proprio futuro. Roca ha difeso che "non si può non ascoltare quello che dice...
Leggi di più »

La Spagna è divisibile


L'avvertimento sottile ma pubblico di David Cameron al governo spagnolo sul referendum e la Catalogna ha avuto un rapido effetto. Poche ore dopo e attraverso il ministro degli Affari Esteri, il governo di Rajoy ha risposto al primo ministro britanico dicendo che la Spagna non era divisibile.Càspita! Quale tesi singolare. 'La Spagna non...
Leggi di più »

Il diritto all’autodeterminazione del popolo catalano è una legge che la Spagna deve approvare


L’11 settembre 2012 due milioni di catalani sono scesi in strada per chiedere l’indipendenza. Io ero lì e quello che la gente chiedeva non ha un’altra interpretazione possibile. La risposta della classe politica spagnola è stata contundente e fondamentalmente basata su un unico argomento: l’indipendenza è illegale. Quando si ricorda...
Leggi di più »


Per saperne di più su Costituzione spagnola qui


  • Help Catalonia è un’associazione che non riceve nessun tipo di sovvenzione da parte dello stato, la Generalitat o altre entità. Le persone che portano avanti questo progetto lo fanno in maniera volontaria e non ne ottengono nessun tipo di rendita economica.
    Se ti piace l’attività che svolgiamo e ci vuoi aiutare a continuare a lavorare, puoi fare una donazione al conto IBAN ES69 0049 4751 4421 9506 0811 .
    Si puó anche fare una donazione via PayPal premendo il bottone "Donar" .

Leggi di più »

domenica 23 novembre 2014

Il governo di Catalogna, una legittimità storica e democratica

Nell’attuale processo catalano verso l'indipendenza política e di fronte all’attitudine negazionista del governo di Madrid – e della maggioranza della classe politica spagnola-, c'è chi ha voluto centrare il dibattito esclusivamente tra la legittimità da un lato e la legalità dall'altro, ovviando quasi sempre che questo è anche un dibattito tra la volontà popolare e l'imposizione politica, tra il potere democratico e l’immobilismo del sistema. Nonostante ciò, il negazionismo di Rajoy evita il fatto che non si può occultare impunemente la storia né si può travisare la sua legittimità. Almeno non adesso e qui, nell’Europa del XXIesimo secolo.
Artur Mas, 129 Presidente
della Catalogna
Artur Mas, il presidente della Catalogna, non è alla guida di un governo autonomico creato grazie e in seguito alla Costituzione spagnola del 1978, come si intestardiscono a ripetere ministri spagnoli ed opinionisti dell’unionismo. Artur Mas è il 129esimo presidente della Generalità, la denominazione storica e d’origine medievale delle istituzioni catalane. Le Corti Reali Catalane nacquero nel XIIIesimo secolo –in un'epoca molto remota, quindi, persino in un contesto europeo-, come rappresentazione dei tre bracci: l’ecclesiastico, il militare ed il civile. Ed è a partire dalle Corti che il re accettò, più tardi, la costituzione d’un organo di governo proprio, anche se inizialmente unicamente con competenze fiscali. Quest'organo, la Diputazione del Generale di Catalogna, ebbe con il vescovo Berenguer di Cruïlles il suo primo presidente nel 1359. E le Corti e la Generalità assunsero maggior peso politico e istituzionale con il passare degli anni e con l’indebolimento del potere reale, fin quando, nel 1714, con la fine della Guerra di Successione Spagnola e la vittoria borbonica, si soppressero i diritti storici della Catalogna, tra i quali il parlamento e il governo proprio, e si realizzò l'assimilazione istituzionale a Spagna.

Lluís Companys, 123 Presidente
della Catalogna
E non fu sino alla proclamazione della Repubblica spagnola del 1931, che questi diritti, sebbene solo parzialmente, vennero riconosciuti, mediante la restaurazione sia del Parlamento sia del Governo della Generalità. Non è una casualità che la Catalogna fosse l’unico territorio dello Stato che avesse istituzioni d’autogoverno durante l’epoca repubblicana –eccetto i Paesi Baschi, i quali non le ottennero fino al 1936, a guerra già iniziata.

Il generale Franco, in seguito alla vittoria del fascismo che incarnava, nel 1939 abolí un'altra volta il Parlamento ed il Governo –le due istituzioni che, in termini moderni, intendiamo come Generalità. Però quest'abolizione non significò la sua annichilazione: in esilio continuarono ad esistere ed a resistere. Il 123esimo presidente della Generalità, Lluís Companys, che per la prima volta aveva ricevuto l'incarico nel 1933, lo mantenne fino al giorno in cui fu fucilato dai franchisti –dopo essere stato arrestato dalla Gestapo in Francia- nel 1940. 
Josep Irla, 124 Presidente
della Catalogna
A Companys succedette Josep Irla, l'ultimo presidente del Parlamento prima della fine della guerra civile: seguendo la legislazione catalana, il presidente del Parlamento assumeva il posto vacante del Presidente della Generalità in modo automatico e con pleni diritti, ogni qualvolta non era possibile riunire la camera rappresentativa, come era il caso. Irla esercitò la presidenza del governo di Catalogna in esilio dal 1940 fino al giorno delle sue dimissioni, nel 1954, già malato, solo quattro anni prima della sua morte. Josep Tarradellas –che già aveva partecipato a molti governi della Generalità in epoca repubblicana e anche in quello di Irla-, assunse la responsabilità di mantenere viva la rappresentatività istituzionale, in seguito all’elezione effettuata da diputati riuniti in Messico. Durante molti decenni lo fece dalla sua residenza francese di Saint-Martin-le-Beau. Infatti, mentre Companys significò il legame della perseveranza tra la Generalità repubblicana e l’esilio, Tarradellas protagonizzò il cammino del ritorno. 

Presidente Tarradellas ritorno dall'esilio nel 1977
La sua azione política non sempre ricevette l’approvazione di buona parte degli altri Catalani esiliati, per esempio, per il suo rifiuto di voler nominare il governo, mantenendo cosí l'istituzione solo nella figura del presidente. Però alla fine del 1975, con la morte di Franco e l’inizio della cosiddetta transizione spagnola, Tarradellas seppe giocare bene le carte dei diritti storici democratici che lo legittimavano. Perciò, sin dall'inizio del 1976, stabilí contatti con le forze politiche della penisola, provenienti sia dall’epoca repubblicana sia dall’antifranchismo e cominciò a negoziare con i nuovi poteri dello Stato, in particolare il primo ministro spagnolo Adolfo Suárez.

Nel periodo in cui, dopo le prime elezioni parlamentarie del giugno 1977, il Congresso dei Diputati spagnolo iniziava il suo periodo costituente, Tarradellas culminò il suo processo negoziatore con un viaggio sorpresa a Madrid, dove venne ricevuto dal re Joan Carles e dal primo ministro Suárez, e fece quindi un ritorno lampo a Barcellona, il 23 ottobre del 1977, avendo ottenuto il riconoscimento come presidente della Generalità, e con una multitudinaria accoglienza popolare. In un caso sfortunatamente eccezionale – nel senso che ancora oggi molte delle attuazioni del franchismo non sono state formalmente derogate o annullate, cominciando dal fucilamento del presidente Companys- Tarradellas ottenne sia la derogazione della legge d'abolizione delle istituzioni catalane sia il ristabilimento della Generalità e il proprio incarico –da parte del re in persona- a presidente provvisorio. Si riconosceva, quindi, la leggitimità storica e democratica della Generalità di Catalogna, e tutto ciò ancora prima della promulgazione della Costituzione spagnola del 1978, la cornice legale a partire della quale si generalizzò in seguito la concessione delle autonomie regionali in tutto lo Stato. 

Josep Tarradellas, 125 Presidente
della Catalogna
Tarradellas nominò un governo provvisorio –formato da quei partiti catalani con rappresentazione nelle parlamentarie del 1977- e convocò elezioni al Parlamento di Catalogna il prima possibile secondo la nuova legislazione spagnola, nel 1980, dando inizio ad un nuovo periodo democratico per le istituzioni della Generalità.

Questa traiettoria si scontra frontalmente, quindi, contro chi afferma in maniera continua che l’autogoverno di Catalogna nasce dalla Costituzione spagnola del 1978. Né vi nasce né vi trova la sua leggitimazione. Il fatto che, un anno prima, la monarchia parlamentaria spagnola riconoscesse la Generalità come sistema d’autogoverno della Catalogna e lo facesse nella figura che ne rappresentava la successione della sua tappa repubblicana non è solo una singolarità, è il riconoscimento di una leggitimità anteriore al periodo costituzionale. Anteriore sia dal punto di vista storico sia giuridico. Anteriore politicamente, inoltre. Una leggitimità che arriva da lontano e che nessun governo centrale può diminuire o annichilare. Non sarebbe il primo a volerlo fare, ma neppure il primo a fracassare.

Una leggitimità che proviene dalla storia e, ancor più, dalla sovranità popolare raccolta dal Parlamento della Catalogna. Una leggitimità che permette –e obbliga- al Governo della Generalità di convocare la cittadinanza per esprimere liberamente e democraticamente la sua volontà di futuro.





Josep Bargalló Valls
@josepbargallo
Primo Ministro e Ministro della Presidenza della Catalogna 2004-2006
Ministro dell'Istruzione della Catalogna 2003-2004
Assessore in Comune Torredembarra (1995-2003)
Presidente Institut Ramon Llull (2006-2010)
Dal 2010 è docente presso l'Università Rovira i Virgili

più di questo autore:
La lingua catalana nelle scuole. Quando i giudici vogliono sostituirsi al Parlamento.


più di questo autore in inglese:
Francesc Macià, President of the Catalan Republic


Help Catalonia è un’associazione che non riceve nessun tipo di sovvenzione da parte dello stato, la Generalitat o altre entità. Le persone che portano avanti questo progetto lo fanno in maniera volontaria e non ne ottengono nessun tipo di rendita economica.
Se ti piace l’attività che svolgiamo e ci vuoi aiutare a continuare a lavorare, puoi fare una donazione al conto IBAN ES69 0049 4751 4421 9506 0811 .
Si puó anche fare una donazione via PayPal premendo il bottone "Donazione" .

Leggi di più »

domenica 3 agosto 2014

Essere liberi di decidere, decidere di essere liberi








Ricordo una volta un’intervista ad un insigne imprenditore catalano che ha sempre tenuto molto presente la responsabilità sociale corporativa che spesso si utilizza come mero strumento di marketing privo di anima. Quell’imprenditore assicurava che “noi esseri umani siamo condannati ad essere bravi ragazzi”. Mi è venuta in mente, in questi tempi particolari che sta vivendo il mio paese, la mia autentica madre Patria: la Catalogna. Questa nazione mediterranea ed europea, che conta più di mille anni di storia, sta reclamando, fino alla noia, di poter esercitare il paradigma della democrazia, ossia di poter decidere liberamente il proprio futuro. Ma la Spagna si rifiuta di concederglielo. Sì, la Spagna si rifiuta, senza sapere, a quanto pare, che noi esseri umani, oltre ad essere bravi ragazzi, siamo condannati ad essere democratici. E dico esseri umani e non stati, paesi o nazioni perché dopotutto che cosa sono questi se non una collettività di esseri umani?


Che cosa vogliamo in realtà, in ampia maggioranza, noi catalani? Decidere di essere liberi o, se preferite, essere liberi di decidere senza che ciò comporti niente di più dell’essenza della democrazia: votare. Se io mi riconosco libero, ho la capacità di decidere e, se decido, metto in pratica il fatto di essere libero. A partire da ciò quello che si decide dipende solo dalla libertà, sia esso mantenere un’unione con la Spagna o recuperare la sovranità che ci fu strappata con le armi esattamente 300 anni fa.


Molte volte ci ammoniscono dicendoci che i problemi non si risolvono con letture semplici e che abitualmente occorre approfondirne l’analisi. Certamente. Ma molte volte è proprio la lettura semplice, la riflessione elementare, che chiarisce e illumina la situazione davanti a fatti di un’oggettività, direi, quasi universale. Se la Spagna non permette alla Catalogna di votare sul suo futuro è perché la Spagna considera la Catalogna un ente inferiore, allo stesso modo in cui, nel corso dei secoli, una maggioranza di bianchi ha considerato i neri finché non ha riconosciuto loro l’uguaglianza dei diritti. È così semplice!


Ma la Catalogna è stufa. Perciò ora, come fece la cittadina nera Rosa Parks nel 1955, quando salì sull’autobus e si sedette su un sedile riservato ai bianchi perché aveva deciso di essere libera di mettere il suo sedere dove le pareva, e si sentì libera di decidere proprio questo, la Catalogna porta a termine il suo processo di emancipazione. La Catalogna agisce così perché non si sente, né si riconosce, inferiore e de facto sta già trattando con la Spagna da pari a pari.

Il potere spagnolo vede le urne come se fossero carri armati, ma, parafrasando Ramon Muntaner, autore di una delle grandi cronache medievali che descrivono gli eventi politici, familiari e militari di alcuni tra i più insigni re catalani, noi catalani “con allegria e gioia andiamo in battaglia allo stesso modo in cui gli altri vanno per forza e con timore”. Questa frase assume un gran significato. Sostituite “battaglia” con “urne” e avrete la descrizione esatta di ciò che succede in Spagna in pieno 2014. In realtà possiamo dire che gli spagnoli non vanno nemmeno alle urne se il tema non interessa loro.

E questo si decide a Madrid e precisamente alla Camera dei Deputati, dove le bevande alcoliche che ingeriscono le signorie loro sono sovvenzionate dallo Stato spagnolo. Sì, lo stesso luogo da cui si ripete fino alla nausea che senza rispetto della Costituzione Spagnola, la quale consacra l’unità territoriale con il concorso dell’esercito, non c’è democrazia, dimenticando che il Regno Unito, senza costituzione, permette alla Scozia di indire un referendum sull’indipendenza il prossimo 18 settembre 2014. E dimenticando anche che, parlando di nuovo di costituzioni nel 1714, tutto il sistema costituzionale catalano saltò in aria ed i pochi esemplari delle ultime costituzioni approvate nel 1706, che sopravvissero, furono bruciati in pubblico a scherno dei catalani. I catalani dunque avevano una costituzione che fu letteralmente annichilata dagli antenati di coloro che oggi presumono di averne una come se si trattasse delle Sacre Scritture.


Dico ciò perché l’abdicazione del re Juan Carlos I di Borbone a favore di Filippo VI – a proposito, colui che annichilò la Catalogna nel 1714 era Filippo V di Borbone – ha messo la Spagna davanti allo specchio e questa si è vista veramente brutta e orribile. E qui non si è potuto dare la colpa ai catalani perché è stata una parte del popolo spagnolo a reclamare un referendum per ratificare la monarchia o istituire una repubblica. Ed è stato proprio in questo momento che il Governo spagnolo ha risposto ai suoi cittadini come fa con i catalani, e cioè che la Costituzione Spagnola consacra una monarchia e non c’è altro di cui parlare. A proposito, sicuramente non l’avrete notato, ma il 19 giugno, giorno della coronazione di Filippo VI, si commemorano i 307 anni da quando il suo predecessore, Filippo V, rase al suolo e bruciò interamente la città di Xàtiva, nell’antico Regno di Valencia, per poi ribattezzarla come Nuova Colonia di San Filippo, per aver difeso le leggi e le costituzioni. Tutta una dichiarazione d’intento, non vi pare?



David de Montserrat Nonó
giornalista

Leggi di più »

sabato 19 luglio 2014

Per fare una frittata bisogna rompere le uova

Scusate, eccellentissimi magistrati del Tribunale Costituzionale spagnolo, ma dovete sapere che non ce ne frega niente del vostro verdetto sulla dichiarazione di sovranità dello scorso 25 marzo. Cioè, non ce ne importa niente di qualsiasi cosa possiate dire o fare. La Catalogna è sovrana e voi potete dire quel che vi pare. Volete dichiarare nullo una parte del documento? E quindi? Nel momento in cui ci dichiarammo sovrani accettavamo implicitamente che codesto tribunale non aveva più importanza per noi. O siamo sovrani –come approvato nel Parlament-- o non lo siamo! E se fu approvata la dichiarazione di sovranità, bisogna agire di conseguenza e non riconoscere il Tribunale Costituzionale spagnolo. 

La dichiarazione dice che la Catalogna è un 'soggetto politico e giuridico sovrano'. Per dirla senza giri di parole: la dichiarazione riduce a brandelli la costituzione spagnola da cima a fondo. Che il Parlament aveva fatto un atto illegale? E allora? Ma volevamo farlo, no? Non eravamo disposti a dichiarare l’indipendenza? E ciò non sarebbe rompere con la legalità spagnola? Si, certo che si, in beneficio di una nuova legalità catalana. Ma esiste ancora qualcuno che pensa che si può fare una frittata senza rompere le uova? 

Lo ricordo a tutti quelli che fanno finta di niente: abbiamo lo stato spagnolo di fronte. Non abbiamo una democrazia moderna, rispettosa con l’esercizio della volontà popolare. Abbiamo la Spagna di Alfonso Alonso, quel portavoce che equipara le urne alla violenza. Insomma, non abbiamo di fronte il governo britannico. Pertanto, non faremo nessuna transizione negoziata. Ci vogliono schiacciare come hanno fatto sempre quando hanno voluto. E noi, siamo disposti a lasciare che lo facciano di nuovo, o la smetteremo di vedere fessure là dove non ce ne sono e passeremo ai fatti? 

Non si diventa indipendenti dall’oggi al domani. Per ottenere l’indipendenza ognuno deve prima indipendizzarsi mentalmente. E questo significa accettare che questi tribunali e organismi contrari alla volontà democratica dei catalani non hanno nessuna autorità su di noi. E non solo quando sono contro di noi, ma anche quando ci danno ragione. Non m’importa che aprano dei pertugi sul diritto a decidere, perchè questi dodici magistrati non sono autorizzati a dire nulla su questo argomento. Non me ne frega niente se c’è un gruppetto che qualcuno chiama progressista. Non m’importa nulla se c’è stato dibattito o meno. La Catalogna si è dichiarata sovrana e non riconosce questo tribunale spagnolo. Vogliamo fare un passo avanti o vogliamo rimanere intrappolati nella loro gabbia? 

E’ vero che non dobbiamo cadere nella trappola e soppesare bene quando è meglio schivare la loro legalità e quando invece romperla. E’ importante, per non restare impantanati in commissariamenti o inabilitazioni di presidenti o in situazioni che potrebbero far diminuire le nostre risorse istituzionali per arrivare a buon fine. Ma per arrivare all’indipendenza, uno di questi giorni dovremo infrangere la legge e ciò dovrebbe essere una competenza acquisita nel primo anno delle elementari. Sono convinto che se abbiamo fatto tanta strada è perchè siamo disposti ad assumerci le conseguenze della legge infranta. E che Carme Forcadell ha assunto la presidenza dell’ANC sapendo che potrebbe finire in carcere. E così anche il presidente Mas o gli altri politici che stanno portando avanti il processo. Se si può evitare, meglio! Ma tutti dobbiamo essere pronti a pagare il prezzo della libertà. Alcuni lo hanno già pagato e mi dispiace di dovervi dire che non posso spiegarvene i dettagli. E molti altri lo pagarono quando tutto era molto più difficile e lontano. 

Signori dell’alto tribunale spagnolo: se volete risparmiare lavoro, mettete da parte tutti i ricorsi di incostituzionalità contro i catalani. Lo sappiamo che faremo qualcosa di grosso e di molto anticostituzionale. Molto! Lo sarà così tanto che sarete obbligati a rifarvela tutta, questa costituzione. Davvero, non perdete altro tempo. Dedicatevi alla famiglia. E se a casa vostra non vi vogliono, tornate all’arena a guardare i tori, come quando ammazzavate il tempo, prima di liquidare il nostro Estatut. 

Sappiamo di essere anticostituzionali. Vogliamo esserlo! Ogni volta che ce lo dite siamo più determinati a voler recuperare democraticamente quello che i vostri avi ci portarono via con sangue, fuoco e molta repressione. Questa vostra costituzione –figlia della minaccia del franchismo e del rumore di sciabole—è un aneddoto spiacevole in più nella nostra storia. Voi vivete per difenderla. Noi la tritureremo appena possibile.




Pere Cardús 




Leggi di più »

mercoledì 16 luglio 2014

Costituzione


In mezzo a tanti scandali che sta vivendo in questo momento la giustizia spagnola, curiosamente al Consiglio Superiore della Magistratura (Consejo General del Poder Judicial) li è venuto in mente di chiamare a dichiarare il giudice Santiago Vidal, dopo la redazione di una bozza di costituzione catalana. Vidal, con un gruppo di altri giuristi, sta redigendo quello che dovrebbe essere una bozza per una costituzione della Repubblica della Catalogna. Lo fanno di propria iniziativa. Non è un incarico, anzi, è un esercizio teorico che può aiutare a capire quali passi bisognerà fare domani. La domanda è, dunque, per quale motivo lo chiamano a dichiarare.

La risposta è ovvia. Per ragioni politiche. Un giurista può fare un lavoro teorico su qualsiasi forma di costituzione? Suppongo di si. Ci sono giuristi catalani che hanno redatto costituzioni straniere, sopratutto per il terzo mondo; e che io sappia non è successo niente a loro. C’è chi ha redatto, punto per punto, come potrebbe essere la costituzione di un’ipotetica terza repubblica spagnola, e non è successo niente a costui. Che cosa rende diverso il caso del giudice Vidal?

A parer mio, due cose. La prima è che questo non è fantascienza nè fantasia. La republica catalana è un progetto possibile come realtà immediata e, pertanto, redigere una costituzione possibile e fattibile viene visto da un’angolazione molto diversa. Ma c’è un secondo fattore molto chiaro: l’irritazione così poco dissimulata che suscita il fatto che alti funzionari dello stato si manifestino apertamente in favore dell’indipendenza. In questo senso non si può dimenticare che questa chiamata è preceduta da quell’oscuro episodio della pubblicazione delle fotografie delle carte d’identità dei giudici che avevano esposto argomenti in favore della consultazione. Lo stato si agita sulla sedia in forma alquanto drammatica quando vede che la ribellione è già dentro il castello. 



Un commento finale su questa bozza di costituzione. Non dobbiamo sbagliarci su quello che stanno facendo. Loro stessi hanno chiarito che la costituzione, quella vera, la redigerà il parlamento costituente e stanno presentando questo lavoro soltanto come un esercizio. Ma come un esercizio chiarificatore, aggiungo io, in quanto molti di noi non abbiamo visto altro che una sola costituzione e non riusciamo ad immaginare come potrebbe cambiare la nostra vita con un’altra di diversa. Ieri Santiago Vidal stesso spiegava a questo giornale alcuni dei punto che propongono di includere nella costituzione e vi raccomando l’intervista. Capirete di cosa si sta parlando e, probabilmente, le ragioni della persecuzione a Santiago Vidal, giudice del quale mi dichiaro solidale a occhi chiusi.

Vicent Partal - 30.04.2014 - Vilaweb

Leggi di più »